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Cronaca nera: quali i confini dell’informazione?

Il tema divide  e appassiona. Il dossier radiofonico è piaciuto e per questo va anche in replica. La puntata delle Inchieste di Storiacce, su Delitti e informazione (già andata in onda all interno di Italia in Controluce) torna anche alle 6.30 del mattino. Questa una trascrizione (sintetica). Secondo voi, come e quanto va raccontata la cronaca nera? Con ogni dettaglio o solo quando ci sono novità autentiche?
Da Storiacce:
Dai tg:  “Del cadavere ora rimane solo il busto parzialmente bruciato..” “Il corpo di un uomo è stato trovato in una stradina….”
Ora si chiama Yara – l’ultimo corpo senza vita — passato dal buio di tre mesi di ricerche — alla luce alogena dei riflettori delle telecamere, puntati sul campo che l’ha nascosta o sulle strade della comunità che l’ha cercata. Ora si chiama Yara- ed aveva 13 anni – l ultima vittima di un delitto, diventato un grande caso di cronaca nera. Prima di lei, ci sono state Sara-Meredith- Chiara, Desirè- e tante altre ancora. La cui vita- e poi la morte– è stata spesso non solo raccontata, ma scandagliata e frugata in ogni angolo.  Aggiornata a puntate, come una soap opera che ad ogni episodio – tiene avvinti i suoi ascoltatori con dettagli e sfumature. E come i fan dei divi talvolta vanno a chiedere autografi, così capita che gli appassionati del macabro viaggino verso garage, boschi e cancelli, divenuti set del piccolo schermo. E per questo meta di gite fuori porta.
La cronaca nera piace. Lo dice lo share delle trasmissioni, lo conferma il gradimento di questi articoli sulle colonne dei quotidiani o delle vendite di libri e gialli, ad essa ispirati. La cronaca nera appassiona, ma come e quanto è raccontata?
Nei telegiornali, hanno uno spazio abnorme le notizie di cronache nera”
Troppo per il capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Ma dopo che – da Cogne in poi, soprattutto, la cronaca nera è diventata un punto di forza di più salotti televisivi, sono comparsi plastici, macchine delle verità, esperti di plastica facciale, simulazioni di delitti o autentici coltelli. Si sono sfogliati i diari delle vittime, ma raccontati in lungo e in largo anche i loro segreti privati. Tanto che  il direttore generale della Rai, Mauro Masi, poco dopo la notizia del ritrovamento del corpo di Yara ha voluto raccomandare sobrietà ai vari direttori. Un’indicazione che Lamberto Sposini- uno dei conduttori della Vita in Diretta- trova “preventiva e moralistica”
“Ho raccontato dettagli, ma tutte cose- credo- che potevano e dovevano essere dette. Un limite nel racconto della nera è la coscienza professionale, l’altro è oggettivo: se uno non vuole vedere un programma con troppi particolari, cambia. Che pensi della lettera di Masi?
Mi sembra uno scrupolo vagamente moralistico. E prima del tempo. E poi, è vero che al pomeriggio anche i bambini guardano la tv, ma non la Vita in Diretta. E poi, i genitori- se ritengono quel programma non adatto – che ci stanno a fare?
La storia di Yara, se si racconta, deve essere raccontata anche attraverso l autopsia, purtroppo.”
Si deve- dunque- davvero passare attraverso tutti i dettagli, per raccontare certe storie, fatte di corpi, delitti e assassini? E’ una scelta del cronista, della testate, ma anche- secondo ormai un veterano della cronaca nera Piero Colaprico, inviato di Repubblica – una differenza di epoche
“Dopo il ritrovamento del corpo di Yara, presunti esperti hanno subito detto che era stata messa lì, per mandare un segnale agli investigatori o alla protezione civile. Invece era semplicemente sempre stata lì. Ma la gente è abituata a sparare quello che gli passa per la testa, senza il minimo riscontro, tanto continuano ad essere sempre invitati nei vari salotti televisivi. Ma fino a che punto si possono raccontare i dettagli della vita e della morte delle persone? E’ sufficiente far capire, non scrivere tutto. Negli anni ’80, si arrivava davanti al cadavere. Ma nessuno di noi osava raccontare tutto quello che aveva visto, perché c’era una forma di pietas. Bocca, Montanelli, Biagi- che hanno fatto la nera- non si sarebbero mai sognati di parlare di “mutande abbassate”. Una volta, un ergastolano mi diss: “ma secondo te, non ho il diritto ad essere dimenticato'”
I dettagli taciuti per pietas, il diritto all’oblio. Altra prospettiva – invece- ma anche altre esigenze tecniche, legate al mezzo e alla necessità delle immagini —sono quelle scelte dai conduttori di spazi di approfondimento televisivo. Come Quarto Grado- su Rete 4, che al caso Scazzi ha dedicato 7-8puntate, e siamo stati i primi a parlarne,  rivendica il conduttore Salvo Sottile…
“Come in molte cose, forse, si è esagerato, e per il clamore mediatico suscitato, il caso di Avetrana è diventato quasi un fumettone di cronaca nera, che ha tenuto avvinte le persone. Io sono stato molto critico per il silenzio stampa chiesto sul caso di Yara: se si fosse parlato di più, ci sarebbe stato il fiato sul collo dell’assassino e questo avrbbe aiutato le indagini.
Al opposto, Michele Misseri è diventato anche un costume di carnevale. E’ giusto tenere in vita una storia anche senza novità da raccontare?
I dettagli sono fondamentali, per questo torniamo su una storia anche quando abbiamo pochi elementi in mano”
Dai tg:  “Siamo a casa di Michele Misseri; questa la sua sdraio, questa la sua cucina….”
Il racconto della nera ultimamente è anche fatto di fughe in avanti -poi smentite- di indagini in cui compare di tutto, dai laboratori ai medium, dagli elicotteri ai cani. E la scena del delitto diventa un set, sempre più movimentato, per un unico grande romanzo popolare. Anche sempre più difficile da raccontare, secondo un’esperta di corpi, come Cristina Cattaneo, anatomopatologa, che si sta occupando ora proprio dell’autopsia di Yara. Così di corpi, cronache e cani parlava un po’ di tempo su Radio24 con Gianluca Nicoletti:
Sono contraria a parlare di casi aperti – che sto trattando io o miei colleghi – in tv. e questa è una battaglia che farò fino alla morte”.
I dettagli della cronaca animano anche il genere letterario del noir– fin dentro la sua più profonda cucina, ci racconta Donato Carrisi, autore del Suggeritore.
La cucina è il luogo deputato per i ritagli di cronaca. Meticolosamente appesi sui muri. Un particolare del Suggeritore arriva da un foglio ferroviario
Qual è la cifra della differenza, in un unico stesso racconto? Forse nel linguaggio- secondo Stefano Bartezzaghi, studioso di parole e critico televisivo dell’ Espresso. “Una volta, c’ era il delitto efferato. Quando la cronaca vuole anticipare l’effetto che desidera fare, ecco che il linguaggio ha già perso oggettività.
Quindi compaiono parole come bestia, orco, mostro..
Sì, l’azione bestiale: quante volte leggiamo l’urlo nei titoli di cronaca nera. E io tutte le volte sobbalzo, perché capisco che mi vogliono spaventare, ma è la realtà che è spaventosa!
C’è una spettacolarizzazione nei giornali, un effetto della tv anche sul testo scritto?
La forza dell’ immagine commentata ha costretto tutti gli altri a seguire. Diceva una canzone di Enzo Jannacci, “l’importante è esagerare”.
Ma ad Avetrana, i familiari della vittima sono stati loro protagonisti nei rapporti con i media, e poi coinvolti nelle indagini: nel caso di Yara- invece- i parenti sono rimasti chiusi, prima nell’attesa e poi nel loro dolore.
Penso ci sia una sorta di complicità: chi si occupa di gossip ci racconta che i vip che non vogliono andare in prima pagina ad ogni amorazzo, ci riescono benissimo.”
Quando non succede – come è capitato alla mamma di Sarah ad Avetrana – che dalla finestra entri il re dei paparazzi, Fabrizio Corona. E i due alla fine, prendano un caffé insieme.