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Il made in Italy delle mafie

Quando tra la casa madre e la colonia d’oltre oceano, i rapporti si fecero particolarmente stretti, fu introdotto un volo quotidiano per collegare Palermo e New York. La Sicilia e gli Stati Uniti, i picciotti rimasti con la coppola e la cicoria, ai cugini che avevano imparato il business e progressivamente sostituito la valigia di cartone ad una piena di dollari. Fu Cosa Nostra la prima a scoprire l’America ed esportare negli States- e nel resto del mondo –  uomini e regole. Ora è però soprattutto la ndragheta la più internazionale della mafie nostrane, come gli arresti di oggi – tra Canada, Germania e Australia – hanno confermato.
Nei Laender tedeschi, il BundesKriminalAmt ha contato 900 presunti affiliati alla malavita calabrese in un rapporto riservato. E nella lontana Australia, dove le cosche avevano espresso anche un sindaco, secondo le accuse contestate da quest’ultima indagine della Procura di Reggio Calabria, la ‘ndrangheta aveva anche ucciso anni fa  il vicecapo della polizia e il capo dell’opposizione liberale.  E il Dipartimento del Tesoro americano l’ha inserita nella black list delle organizzazione terroristiche più pericolose, per riciclaggio e narcotraffico. Mafie col marchio del “made in Italy”, dunque. Nel nuovo Continente, anche la camorra campana ha messo radici, anche se le ultimi indagini portano soprattutto nella penisola iberica, riparo dei latitanti- come “gli spagnoli”, scappati dalla guerra di Scampia- tappa intermedia verso il Sud America dei traffici di cocaina. Come ben sanno soprattutto i boss calabresi. Anche chi vive all’estero, però, continua a ricevere oridini e indicazioni dalla casa-madre. E gli espatriati, prima o poi, provano sempre a rientrare. Come svelò tempo fa anche l’operazione “Old Bridge”, tra Palermo e New York, ricostruendo i tentativi degli “scappati”- gli Inzerillo- di rientrare. All’estero, a Marsiglia, andò a farsi curare anche Bernardo Provenzano.
Dal 2000 al 2009, sono stati 408 in totale i presunti affiliati a ndrangheta, camorra, Cosa Nostra e Sacra Corona Unita pugliese, arrestati- per vari reati- in giro per il mondo. Come calcolò, atti alla mano, Francesco Forgione, già presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, nel suo libro “Mafia Export”, a cui Storiacce dedicò tempo fa una puntate.
I numeri, le caratteristiche, i luoghi, gli affari delle mafie all’estero, nell’Inchiesta di Storiacce domani, nei gr – poi all’interno di “Italia in Controluce”. E con interviste e atti anche in Storiacce- sabato alle 13.15

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