Radio24 | Il Sole 24 ORE

Una vita di “Incroci”: 50 foto in mostra

Un incrocio può far cambiare quartiere. Idea. O anche rotta.  Un incrocio può modificare l’orizzonte. E far entrare più o meno luce. Si possono incrociare magliette a righe, che spalancano nuove geometrie. O fili, che tessono nuove trame. All’incrocio, si è “costretti” a stare difronte a chi arriva dalla direzione opposta. Ed ogni incrocio è uno scambio. Di treni, di sguardi, di passi, di vite.

Attraversano i tanti Incroci – come recita il titolo – incroci geografici e interiori- di una città e dei suoi abitanti- i 50 scatti, in mostra a Milano “Al Sale Grosso”- fino a fine mese.  I passi di chi parte e chi torna si incrociano sui tappeti mobili dell’aereoporto, come i musi di due vagoni- che corrono su binari vicini. Si incrociano i fili luminosi, dietro le vetrate del Museo del ‘900, e in quel gomitolo candido si incrocia anche la storia della città: il passato- del Duomo, rilfesso sulle vetrate; il futuro, del design dell’ultimo grande museo cittadino. Ogni giornata e ogni vita, è scandita da incroci: incroci di mondi diversi, nei visi che tradiscono origini lontane; incroci di culture, che si mescolano; incroci di geni, che si confondono. Si incrociano gli sguardi, quando preannunciano futuri percorsi. Ma si incrociano anche le dita, quando spezzano il silenzio, con un ritmo. O un invito, come nel graffito sulla parete di un palazzo sul Naviglio. Fotografare gli incorci è cercare di fotografare i passi di una vita. Di una città e di chi sta dietro quell’obiettivo, come gli undici autori delle foto. Sono gli allievi del corso di fotografia Forma International. E sono bravi!

Io domenica, all’inaugurazione, tra le pareti accoglienti di un locale che fa sentire a casa, ho incrociato tante facce, alcune ritrovate, altre conosciute, alcune colorate, altre più opache. E guardando la mostra in due, ho pensato che più strade possono portare ad una stessa direzione, quando si scelgono gli stessi incroci.

Condividi questo post