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Il Giappone, le piogge radioattive e i ricordi di 25 anni fa

Ad un certo punto, arrivò la pioggia. E in un tiepido pomeriggio di primavera, il ritorno a casa fu come una corsa ad ostacoli, in cerca di riparo dentro i cortili o sotto i balconi. Le gocce erano sottili. Ma la paura era forte.  Perché era l’aprile del 1986 e quell’acqua- avevamo sentito ripetere – era radioattiva.

Ora che il Giappone scruta le nuvole e teme le piogge radioattive, come istantanee accantonate in fondo alla memoria, riempergono i ricordi di quella primavera. Chernobyl era lontana migliaia di km dai pensieri di una bimba del Sud d’Italia, che in quelle settimane stava per prendere la sua Prima Comunione. Lo spettro però di quell’enorme disastro arrivò- come un’onda  – anche nei giochi per strada dei bimbi. Perchè non si doveva stare fuori, se pioveva- appunto. Perché si smise di mangiare frutta fresca e insalata. Perché ad un certo punto, il mondo di fuori sembrava un’incognita pericolosa, da cui era difficile però proteggersi. Perché quel nemico non si vedeva. L’inferno di Chernobyl piano piano cominciava ad essere percepito  dal mondo intero e nella sua drammaticità- di passaggio in passaggio – arrivò fino a me. Ricordo che un pomeriggio – all’uscita dall’oratorio (sì, l’oratorio per il catechismo, per la prima comunione), quando cominciò a piovere, dicevamo tutti che bisogna sfuggire a quelle “piogge radioattive”. Non sapevo del tutto cosa fossero, ma mi era stato detto che non bisognava bagnarsi. Ricordo che ci sarebbe stata una festa a casa, di lì a poco. E che all’improvviso si cambiò tutto il menu: niente più cose fresche, niente più verdure, formaggi, frutta. Niente più tiramisu, per via delle uova. Niente più la meravigliosa ricotta delle mie parti: troppo pericoloso. Che cosa poteva essere quel mostro, che non si vedeva, ma era capace di entrare nelle nostre case, nelle nostre cucine a migliaia di km di distanza? Ero solo una bambina, ma percepivo la paura. Oggi leggo le notizie dal Giappone e so che solo un popolo come questo riesce a non cedere al panico.