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In volo sul Giappone

1) Ora che il mare si è ritirato, restano i segno della furia: villaggi annientati e come mescolati. E poi il silenzio, dopo la grande onda. Ora che il mare non è più al posto della terra, si scoprono nuovi cimiteri di corpi. E il numero delle vittime del peggior disastro nipponico è destinato a salire ancora. Se tutto questo non bastasse, dopo il terremoto e lo tsunami, il Giappone affronta ora la grande paura nucleare, a causa dell’ incidente alla centrale di Fukushima. Un boato, una nube bianca poi dell’impianto resta solo lo scheletro.

“E’ una sciagura nazionale senza precedenti”, ammette il primo ministro – Naoto Kan- dopo aver sorvolato quel che resta di città, strade, porti. Porti come quello di Rikuzentaka – dove l’esercito scopre altri 400 morti. O città, come quella di Minamisanriku, dove in 9.mila sono ancora dispersi. Nella stessa prefettura di Myagi, sul tetto di un ospedale una catena umana di medici e infermieri scrive Sos. Il Giappone- in silenzio e in fila- chiede aiuti e il mondo si mobilita. “Ricostruiremo”, assicura il premier. Ma ora c’è da pensare ai sopravvissuti, alle centinaia di miglia di evacuati in tutto il Paese, al milione di persone senz’acqua e a tutti gli altri, più del doppio, rimasti senza elettricità. E senza cibo. Ma ora che il mare si è ritirato, sulla terra riemergono anche storie e persone che sembrano sparite, come i passeggeri di quattro treni, di cui si erano perse le tracce. Sono tutti salvi.

2)Ora il Giappone spala il fango. E scruta il cielo. Per capire fin dove lo porterà il suo peggior disastro. Mentre la terra continua a tremare – e quando ancora non si conosce davvero la situazione delle zone più flagellate – è alle nuvole ora che si guarda con paura. Nuvole che preannunciano pioggia e quindi radiazioni. Come nel peggior incubo del Sol Levante.

E  “questo davvero è il peggior disastro dopo la Seconda Guerra Mondiale”, ammette il premier Naoto Kan – presentandosi alla nazione con la sua tuta da emergenza. Emergenza, come la grande paura nucleare, da fronteggiare –dopo il terremoto e dopo l’onda. Emergenza, come i 700mila sfollati – esposti al freddo di un inverno ancora forte – o come la razionalizzazione dell’ energia, in una delle patrie della tecnologia. Ed è proprio lo spirito dei giorni più bui – quelli dopo Hiroshima e Nagasaki – che richiama il premier, sollecitando “unità e collaborazione, per ricostruire”. Oggi come allora. La terza economia del mondo vuole risolevvarsi presto, e lascia riaprire le borse, ma ancora non conosce del tutto i contorni del suo disastro, se è vero che nella provincia di Miyagi – inghiottita dallo tsunami – mancano all’appello migliaia di persone. Forse 10mila. Ma al di là del fango, arrivano le voci dei sopravvissuti, come una donna, che si ritrova nell’elenco dei dispersi, ma vuol far sapere che è viva. E chiede cibo, acqua,  speranza.  Al di là del fango, arriva anche la storia di Hiromitsu, rimasto due giorni sul tetto della sua casa, sradicata dall’ acqua per 15 km. E’ vivo, “anche se- racconta- ero convinto queste fossero le mie ultime ore”

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