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La Giustizia, la Primavera. Le Storiacce

“La giustizia è una cosa seria”. Non è un’ovvietà? Bisogna ricordarlo e addirittura scriverlo come titolo di un libro? Evidentemente sì. “Perché di giustizia si parla troppo, ma in modo urlato, si usa la riforma come clava, ci si accapiglia per qualche minuto su un aggettivo e poi basta”. Parte da qui- da una “provocazione” ispirata dal titolo del suo ultimo libro- “La giustizia è una cosa seria”, appunto- colloquio con Antonio Nicaso- la chiacchierata con Nicola Gratteri, procuratore aggiunto di Reggio Calabria, nella puntata di oggi di Storiacce (13.15). Le riforme “epocali” e quelle “concrete” (dall informatizzazione, all’accorpamento dei piccoli tribunali, al ritorno nelle aule dei 200 magistrati usati come consulenti di Ministeri e enti locali vari), gli effetti di alcune proposte in discussione sulla lotta alla mafia (“l’ipotesi più grave e dannosa è la modifica della dipendenza diretta della polizia giudiziaria dal pm, porterà ad annacquare le ipotesi di reato, farà aumentare pressioni e infiltrazioni e poi i politici cercheranno di portarsi nelle loro province funzionari amici, anche considerando che la carriera- ad alto grado- di alcuni funzionari è collegata anche alla politica”); la ndrangheta e i suoi attuali equilibri dopo le decine di arresti; la ndrangheta e “l’abbraccio con la pubblica amministrazione”, la ndrangheta e la scuola (“che con l’attuale sistema favorisce i clan, perché senza il tempo pieno, i figli di famiglie ndranghetiste continuano a nutrirsi di quella cultura mafiosa”), la ndrangheta e le talpe o le zone grigie sono alcuni dei passaggi di questa chiacchierata in Storiacce (in archivio, www.radio24.it, anche tutte le altre con Gratteri, compresa quella al Salone del Libro di Torino). Un’intervista partita dalla Calabria-  ma che tocca la Lombardia, Roma e pure la Basilicata, dove oggi sfila il corteo di Libera, in memoria delle vittime di mafia. “Qui da almeno 15 anni- ricorda Gratteri- c i sono 7-8 locali di ndrangheta, cloni di quelli reggini”. Ma qui, in una delle Regioni a più “recente infiltrazione mafiosa, costata però già 20 punti di Pil in 30 anni”- come ha ricordato il Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, sbocciano – in anticipo- anche i germogli della primavera della società civile, come ogni anno. Quella che ricorda i 900 nomi delle vittime di mafia e terrorismo, quella che non lascia sotto la polvere del tempo le loro storie e vite, quella che non si lascia bruciare dal freddo dei silenzi e dell’omertà. Sostituiti invece dal calore della fiducia e della speranza. La vita, al posto della morte. Una nuova vita, come quella che – soprattutto grazie a loro – hanno avuto terreni e beni, confiscati a mafia, camorra e ndrangheta. Rifioriti con i prodotti di Libera Terra o come spazi restituiti alla società civile. Buona primavera, Italia!

Ps. Ho concluso la puntata di oggi di Storiacce con una domanda, che qui anticipo: voi siete mai andati ad una manifestazione? Avete mai sentito il bisogno di scendere in strada, per dare un segnale di partecipazione, contro le mafie? O pensate sia inutile, una perdite di tempo? Se vi va, rispondete sulla pagina facebook di Storiacce.