Radio24 | Il Sole 24 ORE

Odor di mafia. Lettere degli ascoltatori di Storiacce

Quanto è percepita la presenza delle mafie? E quanto ciascuno ha consapevolezza degli effetti della loro presenza nella nostra vita quotidiana? Due sabati fa – a conclusione della puntata di Storiacce, con l’inchiesta sul “made in Italy delle mafie”- avevo rivolto agli ascoltatori queste domande. E diverse risposte mi sono arrivate, via mail o su facebook. Risposte dal sud, soprattutto: piccoli, grandi racconti di “atteggiamenti”, tracce o odori di mafia, di vario tipo. Ma mi è arrivata anche una lunga e bella mail, dal Nord, da questa Milano che sta inchiesta dopo inchiesta prendendo coscienza del morbo che ha al suo interno. E allora, la pubblico qui – integrale. Per condividerla con voi.  E’ di Luca R. Grazie Luca e grazie agli ascoltatori di Storiacce! (frequentatori ora anche della pagina facebook di Storiacce!!)
da Luca
Mafia. Dove e quando ci scontriamo con la mafia? Sempre, tutti i giorni e nemmeno ce ne rendiamo conto. Nemmeno chi il fenomeno lo osserva da anni, a volte si rende immediatamente conto che quello che vede è mafia. Probabilmente l’asfalto sul quale stai camminando a piedi o procedendo in macchina è stato costruito con materiali scadenti e alla prima pioggia si aprono delle voragini. C’è stata forse una gara d’appalto al ribasso per fare quella strada. C’è stato forse un appalto in cui alla gara si è presentata una sola ditta, perchè i funzionari delle altre quando si sono presentate in tribunale, sono stati rispediti a casa con una 24 ore sigillata al sussurro di “Tu domani hai il raffreddore e non ti presenti”. “Così con il calcestruzzo depotenziato e tanta sabbia stendiamo un manto di strada approssimativo e ci mangiamo tutti i soldi che arrivano”. Intanto tu passi sulla strada, e mentre imprechi per l’ennesimo buco, la ‘ndrangheta nemmeno ti viene in mente.
Mafia, dove sta la mafia? Sta tra le pieghe di un piano regolatore “audace”, dove le zone non edificabili, diventano edificabili per pochi euro. E dove magari, fino a pochi giorni prima ci abbiamo visto seppellire dei rifiiuti che hanno compromesso il terreno. Ma non fa nulla, perchè adesso su quel terreno ci verrà costruito un bel quartiere con tanto di asili nido, scuole materne, elementari, medie e licei. E che importa se hanno inquinato le falde quei rifiuti. Tanto tutti i giorni qualcuno in città ci da a bere che “la mafia non esiste, e se esiste, noi lombardi siamo vittime”. Anche a Corleone 60 anni fa la mafia non esisteva e i siciliani erano vittime.
Eppure a 50 metri da casa mia c’è mafia. Non ho bisogno di un’inchiesta giudiziaria per scoprirlo o dirlo a qualcuno. C’è la mafia di “quelli delle macchinette”. Le più grandi lavatrici di denaro sporco al mondo, che sono sempre portate in giro e scaricate dai soliti 4 personaggi, in giro col solito furgoncino, che si fanno il giro dei soliti bar della città.
Poi penso alle vie del centro. E dico no, qui no, di mafia non può essercene. Vetrine, gioielli, scarpe, abiti. Eppure da queste parti qualcuno ha dovuto chiudere bottega. Dentro uno i questi negozi un tizio con un giubbotto di pelle marrone entra e promette che risolverà tutti i problemi della titolare. Basta fidarsi. E ci si mette un attimo a essere ‘strozzati’.
E poi, tra quelle pieghe di quel piano regolatore, c’è la storia di un assessore. Un assessore che dava precise garanzie a qualche guappo di strada che finalmente era riuscito a mettersi la camicia e la cravatta. Ma poi davanti al Consiglio Comunale, quelle garanzie spesso non riusciva a imporle. Ma il guappo in camicia, che adesso aveva un’azienda con cui costruiva quartieri interi, completamente disabitati, non tarda a mandare un altro guappetto a dar fuoco alla macchinina dell’assessore. Che brucia. Proprio qui, sotto casa mia, ma per qualcuno in questo comune a qualche chilometro da Milano non è che una ragazzata. E se pronunci la parola mafia, è perchè vuoi infangare il bravo assessore e l’operosità della bella Lombardia. Della bella locomotiva che non riesce a far andare i treni e deve chiudere i ponti. Così quando alla sera tardi, quando torno dall’uscita serale intravedo la ferrovia, vedo quelle ruspe, che sono sempre le solite. Poco tempo fà sapevo che qualcun altro aveva vinto un appalto per movimentare della terra. Ma le ruspe, quelle del solito che fa tutto, non hanno perso tempo e sono arrivate a spostare la terra anche di quel qualcun altro, che nel frattempo aveva visto i suoi capannoni in fiamme.
Poi ci sono altre storie, storie di ragazzi e ragazze immigrate. Sono belle/i, preparate/i e intelligenti. Sanno tre lingue. Chi viene dall’Albania, chi dal Marocco, chi dalla Tunisia, chi dalla Romania, chi da dove può arrivare chiunque stia cercando di scappare dalla non libertà. Arrivano e l’imprenditore deve farli lavorare per avere il permesso di soggiorno. Ma chi si tira in casa un irregolare che magari fa casino? Ma c’è chi gestisce 5 pizzerie, che non ha problemi. Non ha talmente problemi che prende una ragazza albanese e la fa lavorare in una delle sue pizzerie. Ovviamente non in regola. Ma intanto non ci sono problemi, lui ha già fatto richiesta per farle avere il permesso di soggiorno, lei lavorerà senza lamentarsi e la polizia non andrà mai a chiederle qualcosa. Anzi. Lei dovrà proteggerlo. Così capita che una sera al guappo che gestisce le pizzerie arrivi una chiamata dal comando della polizia della città: “Scappa perchè arrivano da Reggio Calabria a prenderti, sono sul ponte”. E’ luglio, fa caldo. Il guappo istruisce tutti, compresa la ragazza, che ormai ha il suo permesso di soggiorno in tasca. Il guappo prende, scappa. Pare non l’abbiano ancora raggiunto ora. Quando la polizia da Reggio Calabria entra in pizzeria e chiede del guappo, dicono che è partito, in Germania. E loro non possono fare più niente, se non perquisire il locale.
Mafia, dove la vedo la mafia, dove la sento? La sento in qualcuno che mentre stai facendo il tuo lavoro ti si avvicina e dice “ah, tu lavori per questo giornale, potresti essermi utile, beviamo un caffè”. Tre minuti prima, confabulava affabilmente, con quello che gestisce il bar dove si ritrovano i capoccioni che fanno i furbetti del quartierino. Ma si, quelli che aspettano un po’di ‘roba buona’ da Milano. ‘Roba buona’ che a Milano ci arriva da Bogotà dentro i camion dei supermercati, che, guardacaso, fornisce tutti i supermercati della zona. Si, la mafia non è libera concorrenza, è monopolio.
Poi ho visto e sentito anche la mafia dei conti. Quella mafia che è capace di annacquare un bilancio, quella che da soldi sporchi fa trasparire le attività pulite, che lava tutto quello che può e applica i principi dell’economia criminale alla lettera. Mi hanno raccontato di migliaia di euro passati a qualcuno per non aprire un libro contabile.
Ma a complice, anzi, a co-autore di tutto questo, poi si vedono i sindaci, gli assessori, i periti e tutti quelli del palazzo. Vedo la mafia nei cantieri degli operai dell’illegalità, nel caporalato che tutte le mattine alle 4 vedo davanti alla stazione della città in cui mi trovo, sia la mia, sia una qualsiasi città in giro per la Lombardia. Ma nessuno lo sa, e come tutti, siamo complici.
Perchè a volte respiriamo mafia, ma non ce ne accorgiamo, o peggio guardiamo e passiamo oltre. E questo è solo quel che qualcuno vede e sente…
L.

Mafia. Dove e quando ci scontriamo con la mafia? Sempre, tutti i giorni e nemmeno ce ne rendiamo conto. Nemmeno chi il fenomeno lo osserva da anni, a volte si rende immediatamente conto che quello che vede è mafia. Probabilmente l’asfalto sul quale stai camminando a piedi o procedendo in macchina è stato costruito con materiali scadenti e alla prima pioggia si aprono delle voragini. C’è stata forse una gara d’appalto al ribasso per fare quella strada. C’è stato forse un appalto in cui alla gara si è presentata una sola ditta, perchè i funzionari delle altre quando si sono presentate in tribunale, sono stati rispediti a casa con una 24 ore sigillata al sussurro di “Tu domani hai il raffreddore e non ti presenti”. “Così con il calcestruzzo depotenziato e tanta sabbia stendiamo un manto di strada approssimativo e ci mangiamo tutti i soldi che arrivano”. Intanto tu passi sulla strada, e mentre imprechi per l’ennesimo buco, la ‘ndrangheta nemmeno ti viene in mente.
Mafia, dove sta la mafia? Sta tra le pieghe di un piano regolatore “audace”, dove le zone non edificabili, diventano edificabili per pochi euro. E dove magari, fino a pochi giorni prima ci abbiamo visto seppellire dei rifiiuti che hanno compromesso il terreno. Ma non fa nulla, perchè adesso su quel terreno ci verrà costruito un bel quartiere con tanto di asili nido, scuole materne, elementari, medie e licei. E che importa se hanno inquinato le falde quei rifiuti. Tanto tutti i giorni qualcuno in città ci da a bere che “la mafia non esiste, e se esiste, noi lombardi siamo vittime”. Anche a Corleone 60 anni fa la mafia non esisteva e i siciliani erano vittime.
Eppure a 50 metri da casa mia c’è mafia. Non ho bisogno di un’inchiesta giudiziaria per scoprirlo o dirlo a qualcuno. C’è la mafia di “quelli delle macchinette”. Le più grandi lavatrici di denaro sporco al mondo, che sono sempre portate in giro e scaricate dai soliti 4 personaggi, in giro col solito furgoncino, che si fanno il giro dei soliti bar della città.
Poi penso alle vie del centro. E dico no, qui no, di mafia non può essercene. Vetrine, gioielli, scarpe, abiti. Eppure da queste parti qualcuno ha dovuto chiudere bottega. Dentro uno i questi negozi un tizio con un giubbotto di pelle marrone entra e promette che risolverà tutti i problemi della titolare. Basta fidarsi. E ci si mette un attimo a essere ‘strozzati’.
E poi, tra quelle pieghe di quel piano regolatore, c’è la storia di un assessore. Un assessore che dava precise garanzie a qualche guappo di strada che finalmente era riuscito a mettersi la camicia e la cravatta. Ma poi davanti al Consiglio Comunale, quelle garanzie spesso non riusciva a imporle. Ma il guappo in camicia, che adesso aveva un’azienda con cui costruiva quartieri interi, completamente disabitati, non tarda a mandare un altro guappetto a dar fuoco alla macchinina dell’assessore. Che brucia. Proprio qui, sotto casa mia, ma per qualcuno in questo comune a qualche chilometro da Milano non è che una ragazzata. E se pronunci la parola mafia, è perchè vuoi infangare il bravo assessore e l’operosità della bella Lombardia. Della bella locomotiva che non riesce a far andare i treni e deve chiudere i ponti. Così quando alla sera tardi, quando torno dall’uscita serale intravedo la ferrovia, vedo quelle ruspe, che sono sempre le solite. Poco tempo fà sapevo che qualcun altro aveva vinto un appalto per movimentare della terra. Ma le ruspe, quelle del solito che fa tutto, non hanno perso tempo e sono arrivate a spostare la terra anche di quel qualcun altro, che nel frattempo aveva visto i suoi capannoni in fiamme.
Poi ci sono altre storie, storie di ragazzi e ragazze immigrate. Sono belle/i, preparate/i e intelligenti. Sanno tre lingue. Chi viene dall’Albania, chi dal Marocco, chi dalla Tunisia, chi dalla Romania, chi da dove può arrivare chiunque stia cercando di scappare dalla non libertà. Arrivano e l’imprenditore deve farli lavorare per avere il permesso di soggiorno. Ma chi si tira in casa un irregolare che magari fa casino? Ma c’è chi gestisce 5 pizzerie, che non ha problemi. Non ha talmente problemi che prende una ragazza albanese e la fa lavorare in una delle sue pizzerie. Ovviamente non in regola. Ma intanto non ci sono problemi, lui ha già fatto richiesta per farle avere il permesso di soggiorno, lei lavorerà senza lamentarsi e la polizia non andrà mai a chiederle qualcosa. Anzi. Lei dovrà proteggerlo. Così capita che una sera al guappo che gestisce le pizzerie arrivi una chiamata dal comando della polizia della città: “Scappa perchè arrivano da Reggio Calabria a prenderti, sono sul ponte”. E’ luglio, fa caldo. Il guappo istruisce tutti, compresa la ragazza, che ormai ha il suo permesso di soggiorno in tasca. Il guappo prende, scappa. Pare non l’abbiano ancora raggiunto ora. Quando la polizia da Reggio Calabria entra in pizzeria e chiede del guappo, dicono che è partito, in Germania. E loro non possono fare più niente, se non perquisire il locale.
Mafia, dove la vedo la mafia, dove la sento? La sento in qualcuno che mentre stai facendo il tuo lavoro ti si avvicina e dice “ah, tu lavori per questo giornale, potresti essermi utile, beviamo un caffè”. Tre minuti prima, confabulava affabilmente, con quello che gestisce il bar dove si ritrovano i capoccioni che fanno i furbetti del quartierino. Ma si, quelli che aspettano un po’di ‘roba buona’ da Milano. ‘Roba buona’ che a Milano ci arriva da Bogotà dentro i camion dei supermercati, che, guardacaso, fornisce tutti i supermercati della zona. Si, la mafia non è libera concorrenza, è monopolio.
Poi ho visto e sentito anche la mafia dei conti. Quella mafia che è capace di annacquare un bilancio, quella che da soldi sporchi fa trasparire le attività pulite, che lava tutto quello che può e applica i principi dell’economia criminale alla lettera. Mi hanno raccontato di migliaia di euro passati a qualcuno per non aprire un libro contabile.
Ma a complice, anzi, a co-autore di tutto questo, poi si vedono i sindaci, gli assessori, i periti e tutti quelli del palazzo. Vedo la mafia nei cantieri degli operai dell’illegalità, nel caporalato che tutte le mattine alle 4 vedo davanti alla stazione della città in cui mi trovo, sia la mia, sia una qualsiasi città in giro per la Lombardia. Ma nessuno lo sa, e come tutti, siamo complici.
Perchè a volte respiriamo mafia, ma non ce ne accorgiamo, o peggio guardiamo e passiamo oltre. E questo è solo quel che qualcuno vede e sente…