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Napoli e il mito “della bella giornata”

E’ quando il sole entra prepotente dalle finestre ancora chiuse. E’ allora che il mondo di fuori inonda di promesse e speranze. Con una “bella giornata”.
La gioia della luce che acceca. Il gusto del vento, che accarezza. Il luccichio del colore-caldo-che inebria. “E’ stata una bella giornata?”: chi vive lontano da Napoli lo chiede sempre-a chi e’ rimasto. Perche’ quello della “bella giornata” e’ mito e un moto dell anima, sotto al Vesuvio, che allarga i sorrisi sul viso, ma poi li vela anche di malinconia. La bella giornata non e’ “o’ sole mio” della canzone, e’ una filosofia di vita che Raffaele La Capria, più di tutti gli scrittori partenopei, ha teorizzato e raccontato. E’ la gioia mozzafiato, ma precaria. Come la vista dai finestroni di Palazzo Donn’Anna (tutt’uno col tufo della costa), dove lui visse. E’ l’allegria che rende leggeri, senza una ragione. E quella sensazione di fiducia trasmessa da “una bella giornata”-un entusiasmo che da’ quasi alla testa, come correre in moto nel vento- l ho sempre considerata uno dei miei momenti “di trascurabile felicita’”, o ancor di più uno o il motivo “per cui vale la pena vivere”. E’ questo e’ un regalo della mia Napoli, rinnovato ad ogni latitudine. E allora cammino per Milano e vedo solo alberi con gemme pronte a schiudersi o con i fiori gia sugli alberi. Cammino per Milano e vedo ragazzi che ballano sui trampoli. E il cielo e’ solo azzurro.

Ps L “estro quotidiano” e “L Amorosa inchiesta” sono i libri di La Capria che amo di più. E qui il mito della bella giornata e’ forte. Li ho scoperti anni fa, in un lontano pomeriggio milanese. Di sole.

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