Radio24 | Il Sole 24 ORE

Tunisini da Lampedusa a via del Campo

Quando hanno evacuato il palazzo e li hanno identificati, hanno avuto la conferma: eran da poco sbarcati a Lampedusa quei 5 tunisini accampati nel palazzo pericolante- della città vecchia di Genova. Le prime a capirlo erano state quelle Fabrizio De André chiamava “le graziose” di via Del Campo. Dalla soglia dei loro bassi, in questo dedalo di vicoli dove anche la luce del sole fa fatica a passare, hanno notato le facce nuove, che non parlavano italiano e avevano percepito frammenti del loro viaggio. In fuga dalle rivolte del Maghreb, passando per Lampedusa. Poi su, verso il Nord, tappa per Ventimiglia e la Francia. Che però poi li respinge.

Mentre il Governo mette a punto il suo piano nazionale con le Regioni per l’accoglienza, molti  prendono le loro strade. Come i 120 già fermati nelle settimane scorse a Bologna- come scrisse Repubblica – o come i tanti piccoli gruppi, notati sui treni notturni che risalgono lo Stivale.

Quando arrivo in vico del Campo, un uomo è su una scala, per ungere di grasso le grate delle finestre. Vogliono impedire agli immigrati di arrampicarsi lungo l’impalcatura, per entrare in quell’edificio abbandonato. Pericolante. Racconta, la gente del posto, della compravendita dei posti letto, 5-10 euro per materassi fatiscenti, delle file di uomini che la sera scalano tubi, per tornare nei loro rifugi. C’era puzza di gas – sabato mattina – e i vigili del fuoco chiudono il vicolo, dopo che le trans a loro volta hanno portato dentro i loro sgabelli e serrato le porte delle loro depandances. Ci sono quasi solo loro, in questo labirinto di vicoli e tantissimi stranieri, a loro volta residenti storici della zona. E poi c’è Piera, che vuole “resistere” nella sua casa, “anche se il soffitto quasi crolla, non c’è luce nelle scale, nè pulizia. Anche se le finestre hanno le grate e di notte sente i topi muoversi”. Sono salita a casa sua, al sesto piano, tra scalini scosesi in un buio totale, rischiarato solo dalla piccola luce del suo cellulare. Il soffito in una stanza sta cadendo per le infiltrazioni, perché “qui tutto è lasciato andare, non si curano dei palazzi, perché preferiscono affittarli a pochi soldi agli stranieri”, racconta. C’è esasperazione e livore nelle sue parole. Una grande bandiera della Lega Nord nella sua stanza da letto. I piani dei racconti si mescolano, le esigenze si confondono, in questo vecchio centro storico- carico di storia, come di poesia. Nonostante tutto. Ora da qui passa anche la storia ultima, degli sbarchi, anche se solo come tappa. Verso l’Europa.