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I 7 minuti del processo Ruby

7 minuti. Qualcuno ne ha contati 9.50.  Poi tutto rinviato al 31 maggio. “Is it just over?”, chiede- incredula – una collega, seduta accanto a me.  Si consuma in pochi minuti la prima udienza del Ruby-gate, ovvero il processo che sta arroventando ulteriormente lo scontro politico. Giusto il tempo dell’appello, della consegna delle lettere del premier e dei suoi avvocati, assenti per impegni istituzionali, giusto il tempo per Arci Donna di chiedere di costituirsi parte civile, poi basta. Tutto rinviato al 31 maggio. Quando ci sarà- pare- anche il premier e quando il processo potrebbe entrare nel vivo. Un processo (al momento)  senza parti civili – Ruby e i funzionari della Questura, parti lese dei reati di prostituzione minorile e concussione.

Ma questi 7 minuti e poco più sono stati “conquistati” dalla stampa, che riempiva l’aula, dopo i controlli all’ingresso, il percorso obbligato tra le transenne, il tesserino sempre in bella mostra. Dopo la registrazione ad un varco e infine l’appello nominale. Tutto questo alle 8. Le pronunce, a volte distorte, di inviati arrivati da ogni dove si mescolano alle diverse lingue. E all’attesa del processo-evento, che si consuma però in un battibaleno.  Molti fanno domande sul meccanismo della giustizia italiana, sugli effetti delle ultime decisioni politiche, su quando Mister Berlusconi potrebbe essere in aula.

E dopo i 7 minuti di religioso silenzio – in un’ aula preparata per l’occasione, con le pareti fresche di pittura e i teli a coprire le gabbie usate per i detenuti, (anche se foto e tv non sono ammesse) – inizia lo show fuori. Le due sponde di corso di Porta Vittoria – ingresso principale del Palazzo di Giustizia di Milano – sono diventate ormai le curve per le opposte tifoserie politiche, che si insultano con urla, si stuzzicano con canti e slogan. E lì, oggi c’erano decine di fly delle tv più disparate, che rimandavano in ogni parte del mondo le immagini dei marmi del Piacentini, raccontando la storia dell’ultimo processo al premier. Contemporaneamente, i protagonisti dell’ udienza di oggi – gli avvocati delle varie parti – passavano da una telecamera all’altra, attraverso la lunga passerella di schermi.

C’erano tantissimi media eppure c’era anche lo striscione dei Cronisti italiani, a difesa del diritto di sapere e di informare. Perché viene proibito a tv e fotografi di entrare e documentare il processo più atteso del momento? Il processo che sta infuocando lo scontro politico e sollevando l’ultimo conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato?

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