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Thyssen: ora le “morti bianche” non esistono più

Se prima lo prevedevano, ora tutti lo dicono con voce unanime: “la sentenza sul rogo della Thyssen è storica e farà giurisprudenza”. Accantonata la commozione al ricordo di sette giovani operai morti nelle fiamme della linea 5 dello stabilimento, ora è il momento della riflessione e dell’analisi. E della speranza che anche verdetti severi- come mai prima (che ovviamente devono ancora passare al vaglio dell’Appello e della Cassazione) – possano invertire la rotta di una delle più gravi piaghe nostrane, gli incidenti sul lavoro.

Le foto delle sette vittime, il pianto, gli abbracci dei familiari, il verdetto “in nome del popolo italiano”. E poi le pene, a cominciare dai 16 anni e mezzo, inflitti all’amministratore delegato della Thyssen: fu omicidio volontario per dolo eventuale.  Alle istantanee del processo, ora va affiancata l’analisi di quei 42 minuti, impiegati dalla Corte per leggere il complesso dispositivo. 42 minuti, che potrebbero tracciare un solco per tutti i vari processi sparsi in Italia. Ma perché questa sentenza è innovativa? “Non solo per i 16 anni e per l’omicidio volontario, ma anche per l’esclusione dagli appalti pubblici e per aver individuato il cuore delle responsabilità nella decisione amministrativa di rivolgere i finanziamenti per la sicurezza altrove”. Traccia questa analisi Bruno Giordano, gip milanese, tra i massimi esperti di incidenti sul lavoro, questioni di cui si è occupato in più Regioni d’Italia. Ora, come coordinatore dell’Osservatorio per la Sicurezza sul lavoro del Tribunale di Milano, guarda anche con lui a questa sentenza come ad un verdetto dalla portata “storica”. Queste le innovazioni, elencate da Giordano1 (cliccare qui per ascoltare) nell’intervista a Radio 24, queste le riflessioni e gli scenari ipotizzati: “vedremo di rianalizzare – dice (cliccare qui Giordano2) a Storiacce – casi finora visti come colpa. E’ finita l’era in cui un evento è considerato prevedibile, ma non evitabile. In questo caso, determinati eventi erano previsti, potevano essere evitati e – dice – sono stati accettati”.  Naturalmente, ogni caso giudiziario ha una storia a sé. E questo non vuol dire che d’ora in poi in tutti i processi per incidenti mortali sul lavoro saràriconosciuto l’omicidio volontario per dolo eventuale. Ma un solco diverso è stato tracciato, che contribuirà anche a dar aumentare l’attenzione. Di sicuro, come molti hanno scritto, ora sono “finite le morti bianche”. Di bianco e candido in quella linea 5 bruciata alla Thyssen non c’era proprio nulla.

ps. Ci segnala un ascoltatore di Radio 24 – che conosce le tante inchieste fatte da noi sul tema – e volentieri condivido con i lettori di Storiacce, un link con una denuncia presentata da Marco Bazzoni, operaio metalmeccanico di Firenze, insieme all’ing Marco Spezia, nell’ottobre 2009,  sia alla Commissione Europea, che al Parlamento Europeo, sulle difformità di alcuni articoli del Dlgs 106/09, rispetto alla direttive europee.

https://www.rassegna.it/userdata/custom/pdf/rassegnasindacale/petizione.pdf