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Parmalat, il silenzio prima della sentenza

La campanella. Il silenzio dell’attesa. La porta che si apre, il legno della pedana che scricchiola. Il fiato trattenuto in aula. Poi la voce, che si diffonde “in nome del popolo italiano”…

Oggi ero nell’aula del processo Parmalat, dove è stata pronunciata la sentenza di primo grado per aggiotaggio a carico delle banche straniere e dei loro manager. Tutti assolti. Quando il presidente della Corte ha terminato la lettura del dispositivo, abbracci e anche commozione tra gli avvocati. “Dopo tanti anni, mi emoziono sempre”, commenta uno dei difensori. (Per gli appassionati del genere, ecco qui l’audio del dispositivo Parmalat letto dal presidente della seconda sezione penale del Tribunale, Gabriella Manfrin)

Nell’aula, ci sono i manager imputati e uno solo di quei tantissimi risparmiatori traditi, finiti nella voragine da 14 miliardi del crac Parmalat. Il tempo li ha allontanati sempre più dalle aule dei Tribunali. La vita va avanti, nonostante tutto. Resiste Andrea, un ascoltatore di Radio 24: è arrivato come sempre, con la sua brochure di ritagli di giornale, documenti e con la tristezza di chi aveva investito tutto in quel “gioiellino”- trasformato in un baratro per molte famiglia. La maggior parte dei risparmiatori (32mila) ha scelto di non aspettare i tempi della giustizia e ha sottoscritto delle transazioni, arrivando così a risarcimenti che lo stesso avvocato che li rappresenta, Carlo Federico Grosso, considera “maggiori di quanto lui stesso all’inizio immaginasse”. Chi non ha voluto firmare quell’accordo ora guarda invece con particolare attenzione soprattutto ai processi di Parma per le banche, per concorso in bancarotta fraudolenta. Processi appena cominciati però.

Nella sospensione di quei minuti tra la campanella- che preannuncia l’ingresso della Corte – e la fine della lettura del dispositivo, quando alla suspense subentrano i commenti, ho pensato a tutte quelle famiglie che sulla Parmalat avevano investito tutto o quasi. Allo sconcerto e alla fatica per ottenere – chi c’è riuscito – parte dei risarcimenti. Sembrava di sentire i pensieri di tutti in quel silenzio, gravido di tensione. E’ sempre un momento di “sospensione” l’attesa di una sentenza. E’ il limbo dei pensieri.

ps. Oggi ho ripensato anche al Gioiellino, il film sulla Parmalat. E anche alla luce di questi verdetti, mi convinco ancor di più che l’elemento che forse manca è la percezione di cosa davvero abbia  significato e comportato quel crac per i 40mila risparmiatori, precipitati nel buco da 14 miliardi. Il film mi è piaciuto, la ricostruzione filologica l’ho trovata completa e corretta, gli attori bravissimi, ma mancava la vita di chi è precipitato in quella voragine.

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