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La Bellezza sotto la monnezza

La bellezza, sotto la monnezza. Un mausoleo romano, sotto una discarica abusiva di rifiuti. L’arte, con i suoi stucchi e le sue decorazioni, sotto l’emblema della delinquenza, del menefreghismo e dell’abbandono. E’ l’immagine di Napoli la notizia del ritrovamento di un’opera romana, sotto cumuli di rifiuti speciali. Riempito e sotterrato, il mausoleo era passato dagli anti fasti della dinastia Flavia allo scempio dell’emergenza rifiuti, che l’ha trasformato in un enorme cassonetto, di monnezza “speciale”, per di più. Quella che è più difficile e più costosa da smaltire. Almeno illecitamente. Come a questo mausoleo scoperto a Pozzuoli, analoga triste sorte è toccata a Napoli a molte cavità, alle originarie cisterne elleniche, ad antichi ipogei e ad ogni buco che la città tufacea scoprisse sotto i suoi piedi. Ma, sia pur col tempo, la bellezza vince sempre sull’inferno. E il sottosuolo partenopeo è diventato un patrimonio così raro, che si vorrebbe proporre la sua candidatura tra i siti Unesco. Sotto la gonna di tufo, l’antica Sirena ha anche accolto negli anni i suoi figli, mettendoli al riparo dalle bombe della Seconda Guerra Mondiale. Come raccontano le pareti, ad esempio, dei sotterranei di piazza Cavour.

E in una città che vive molto di segni e scaramanzie, il recupero di questo sito archeologico può essere il simbolo della bellezza contro l’ inferno. Anche se impuzzolito e in parte crollato, il mausoleo romano presto- si spera- potrà tornare a fare mostra della sua bellezza completamente. Come l’antica Sirena, che anche in questa Pasqua si lamenta del virus della monnezza. Ma nonostante tutto incanta.

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