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Le leggi contro le armi

“Occhio per occhio non è una regola,  è l’opposto delle regole”. “Siamo di fronte ad un uomo, a quanto pare plurinfartuato o qualcosa del genere, che si è fatto più di trent’anni di carcere. Cos’altro doveva accadere? La grandezza dello Stato, la tenuta delle istituzioni democratiche, si misura anche dalla capacità di non infierire inutilmente sui colpevoli.”

Nelle parole di Eugenio Occorsio c’è tutto. Nel giorno del ritorno in libertà di Pierluigi Concutelli, l’uomo che assassinò suo padre, il sostituto procuratore Vittorio Occorsio, il figlio risponde col richiamo alle regole, alla Costituzione e alla forza di uno Stato democratico, che deve punire, ma non “inutilmente infierire sui colpevoli”. Non nasconde Eugenio, collega di Repubblica, nella sua lettera (qui il testo integrale) al figlio che di quel nonno porta il nome, lo “sconcerto”, “il dolore” e quelle “emozioni, che possono sfociare in rabbia”, quando riemergono i ricordi di quel padre visto morire a 36 anni, solo perché faceva il suo mestiere. Ma “anche ai crimini più assurdi”, la risposta- scrive- “deve essere sempre dentro i limiti delle norme, che se fatte rispettare sono più che sufficienti a comminare punizioni giuste, ma nulla che sappia di vendetta”. Parole belle, profonde – rare – e anche per questo ancor più importanti, credo, per uscire da una logica di odio, che l’Italia si porta dietro ancora, a più di tre decenni da quei maledetti anni di piombo.

Ps. Queste parole sono forse anche il giusto tributo ai tanti magistrati uccisi dal fuoco di opposti estremismi politici, tema di cui tanto si è discusso in questi giorni. Un approfondimento di Storiacce – all’interno di “Italia in Controluce” su Radio 24 – ripercorre storie e riflessioni delle toghe uccise, a partire da quel busto di Emilio Alessandrini, che da anni guarda il corridopio principale della Procura di Milano.

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