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Ciancimino jr, lo “scapestrato” coi segreti della Repubblica

“Ricordati che i pentiti piu’ grossi di mafia hanno spesso cominciato a parlare di Terzo livello, ma poi sono fermati. Questo è il quarto livello. E per questo, capirete le mie cautele e le mie paure”.

Le parole che Massimo Ciancimino affidò anche a Storiacce quasi tre anni fa, le ripete oggi – dopo il suo ultimo arresto, un arresto per truffa e calunnia aggravata, nei confronti di Gianni De Gennaro, il capo dei servizi segreti, il potente superpoliziotto, il cui nome compare in un foglietto, che per i magistrati di Palermo, sarebbe stato manipolato. Un foglietto, con un elenco di  ex ministri,  uomini delle istituzioni, tutti associati a quella che secondo don Vito sarebbe stata la super Cupola del Quarto Livello. La cerniera tra lo Stato e Cosa Nostra”. Qui in questo servizio l’inchiesta e il profilo di Ciancimino (cliccare per l’audio). (Sabato mattina, alle 9- all’interno di “Punto e a Capo” la storia del personaggio e delle indagini).

Ha parlato, straparlato e talvolta sussurrato Massimo Ciancimino, in questi quasi 3 anni, in cui ha collaborato con più Procure sui segreti più inconfessabili della Repubblica. Ci sono state le parole, ma anche i prolungati silenzi. I biglietti del padre- che tutto annotava – ma non sempre i riscontri, come per l identificazione del misterioso sigmor Franco/Carlo. L unico che poteva arrivare a casa di don Vito, l’uomo che i corleonesi vollero sindaco di Palermo, senza “chiedere l’appuntamento, come il signor Lo Verde”, ossia Bernanrdo Provenzano, come ci raccontò lui stesso.

Segreti, ombre, polemiche e veleni hanno accompagnato le rivelazioni di Ciancimino jr. E ora ci si chiede se quest’arresto metta in dubbio l’intera attendibilità dell’ultimo figliodi don Vito, super teste- fino ad ora- nelle inchieste sui segreti dello Stato. A Palermo il procuratore capo, Francesco Messineo, dice: “valuteremo foglio per foglio”.

Ho conosciuto e intervistato più volte, Massimo Ciancimino, (qui e qui le due puntate di Storiacce con lui), anche nella sua casa bolognese di cui ricordo soprattutto il poster del Padrino, con l’adesivo Chicco incollato sopra; e le valigie, piene dei documenti del padre. Coi segreti della Repubblica. Il telefono squillava in continuazione, con la colonna sonora di Rocky come suoneria. E una rivista patinata di vip siciliani lo ritraeva in copertina, insieme alla sua bella moglie. Massimo Ciancimino sembra essere rimasto quel Massimuccio di cui parlava il padre, il figlio scapestrato di don Vito, destinato ad esserne l’ ombra, “perchè gli altri fretelli invece avevano studiato”, racconta. E così anche quando sta per tornare in carcere, scherza con i giornalisti, scusandosi perché “vi faccio lavorare”. Un guascone, coi segreti della Repubblica tra le mani.  Un siciliano profondo, che parla come solo loro sanno fare e capire, con continui rimandi, tira e molla, parole e silenzi. Che a volte dicono ancora di più.