Radio24 | Il Sole 24 ORE

Napoli, il miracolo svanito. A nuttata che non passa

E ora tornano pure i militari. Prima la monnezza, poi i roghi, quindi le barricate e le proteste. E infine l’esercito. Tutto come due anni fa e come ancora prima. Tutto già visto, sotto al Vesuvio. La cronaca sembra ripetersi ciclicamente sempre uguale a se stessa. E chiunque abbia seguito da un po’ di anni l’ emergenza rifiuti a Napoli – che fa ridere chiamarla  così, considerando da quanto tempo va avanti – potrebbe essere facile profeta dei vari passaggi di ogni crisi. Ora, dopo settimane che la monnezza fa da spartitraffico a Pianura, è un puzzolente cuscinetto ai palazzi del centro o un’invalicabile barriera ai vicoli del centro Storico- il premier annuncia l’invio dell’ esercito, di nuovo.  Due anni dopo,  quel miracolo svanito troppo presto, che gli aveva fatto conquistare anche la statuetta nei presepi di San Gregorio Armeno, con una bacchetta magica sui rifiuti. Non è bastato. Napoli è precipitata di nuovo in una voragine di sacchetti maleodoranti, che esaspera la gente. Da settimane, compresi i giorni delle vacanze di Pasqua, ogni giorno la protesta si sposta da una parte all’altra della città, dal corso Vittorio Emanuele- con la sua vista mozzafiato sul golfo, alla periferia di Soccavo – ma le scene sono sempre le stesse: cassonetti capovolti, immondizia sparsa nel centro della città, donne che urlano e capeggiano la rivolta. Le donne di Napoli,  con le loro voci. Questo il Reportage, andato in onda martedì all’interno di “Italia in Controluce”, tra rifiuti, proteste ed elezioni (con le interviste ai principali candidati).

Ero giù nei giorni scorsi, quando la rivolta infiammava anche il corso Vittorio Emanuele: la barricata principale era all’ingresso del parco del Pino, la mia prima casa napoletana. Non ho potuto non pensarci: l’immondizia c’era anche allora, ma non così. Era la cartolina più bella del mondo, che guardavo da quelle finestre, non i cumuli di rifiuti. Scendevo per le scalette di Monte Santo, già giù fino alla Pigna Secca ed ogni gradino era un viaggio di voci, suoni, odori. Piazza OLivella (?) reintestata a Maradona, le grida del mercato del pesce, la vita brulicante del cuore di Napoli. Ogni mattina, guardavo e sentito tutto questo. Stavolta, a Napoli l’occhio cade sulle colline di immondizia, sulle loro forme sinuose, tragiche sculture di una nuova forma d’arte- tutta locale. Oggi, sembra quasi che non si riesca a guardare altro, in quella città. E se immagino di scendere quei gradini fatti così spesso, mi sento aumentare ad ogni passo la tristezza. E la rabbia.

“A ddà passà a nuttata”, diceva Eduardo. Ma quanto dura?

Condividi questo post