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Se la vita è un gioco

Un ovetto, per un segreto digitale. Nascoste nelle librerie, appoggiate sulle panchine delle stazioni, incollate sulle ringhiere di uffici e parchi, capsule di plastica sono lì, pronte per regalarvi una sorpresa: siti che vi hanno cambiato la vita. Basta trovarle, in giro per Milano. E poi nel resto dell’Italia.

Col gusto di un gioco, l’avventura di una caccia al tesoro e l’emozione di un regalo, un gruppo di giovani smanettoni- raggruppati nella sigla di Critical Upload – vuole diffondere la cultura digitale, “anche tra le signore che vanno in metro con le buste della spesa o l’anziano al parco”, raccontano dal palco del Teatro della Museo della Scienza di Milano. Poco più in là, c’è il celebre Toti – il sottomarino, che ha fatto innamorare la città.

E la stessa voglia di scoperta si respira nella sala gremita, mentre dal palco Jane McGonigal – designer americana, ospite dell’ultimo incontro del “Meet di Media Guru”  –  celebra i vantaggi del gioco, i poteri della rete, le magie del “contatto tra persone.  Bastano sei secondi per creare un legame”, dice- coinvolgendo tutta la sala in un gioco di mani, pollici e risate. “Perché il gioco non è solo punti e vittoria, ma soprattutto volontà, gusto della sfida e ha a che fare col senso umano del mettersi alla prova”. Sullo schermo, compare la foto di una buca da golf.  “Se fosse un lavoro, inventeremmo delle macchine per mettere delle piccole palline in piccole buche lontane e di sicuro – ride Jane- non ci creeremmo così tanti ostacoli di proposito”. Ma a quel punto quel senso di soddisfazione, adrenalina, fiducia ed energia che ci trasmette il gioco, non lo proveremmo più. Con tutti gli effetti collaterali benefici, inclusi nella categoria dell’ “eu-stress”, lo stress che fa bene. Ma la domanda è come si fa ad accogliere solo lo stress buono e non l’altro ? In sostanza a trasformare la vita in un bel gioco? Un punto di partenza, forse, è almeno provarci.

E se i giochi riescono a fare più miracoli di quanto si creda, allora anche le ovette digitali potranno arrivare lontano. E di sicuro sorprendere. Io, in realtà, mi rigiro tra le mani  quest’ovetto giallo e mi chiedo: “c’ è davvero un sito che mi ha cambiato la vita?” Ma poi penso anche che vorrei tornare a fare le uova di cioccolato: ho nostalgia del rito di quelle giornate, prima delle vacanze di Pasqua, in cui la mia casa napoletana diventava un’unica fucina di cioccolato. Tutto odorava e sapeva di cacao. E a fine giornata, tutte noi- io, mia sorella, le mie amiche- eravamo come drogate di cioccolato. Ma sul tavolo, c’era una sfilza di uova, preparate, decorate, incartate pronte a sorprendere.

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