Radio24 | Il Sole 24 ORE

I fiori segreti di De Andrè: versi e tarocchi

Si diffonde nell aria e si proietta per terra. La leggi nella sua grafia, la senti scolpita dentro al cuore. La poesia di Fabrizio De Andrè e’ come il nodo degli amanti: più cerchi di sfuggirne la morsa, più ti avvince.
Cosi finisce con essere un percorso obbligato nei propri pensieri più intimi la mostra dedicata a Fabrizio De Andrè, alla rotonda della Besana a Milano. Un altro giardino segreto, che ho visitato per la prima volta.
Stanza dopo stanza, c’ è tutta la vita del cantautore ligure, in quelle teche con i suoi appunti o i testi delle sue canzoni, o negli schermi che riproducono note ed emozioni. Ci sono le canzoni, “come responsabilita civile” e quelle come omaggio “all’ amore, che e’ sacrificio”.  C’ é la storia di Marinella, a cui “voleva reinventare la vita e addolcire la morte”, arrivata in fondo al Tanaro dove una prostituta sedicenne fu scaraventata e ‘c é quella di Miche’, che si uccise “perche non riusciva a stare vent’ anni” senza la sua Mari.
C e’ la sua Liguria, che “ogni inverno e’ un lamentare d acque sporche e d estate, un’unghia di fuoco” e la Sardegna, che scelse come terra d elezione, ma lo sequestro. Via Del Campo, Hotel Supramonte.
Si passa dalle riflessioni del bambino, che chiede ai genitori di “non avere più il muso con lui” a quelle dell adulto, sulla guerra senza perdono, l amore come sacrificio, il popolo con la sua abitudine alla sofferenza e alla solidarieta. I carruggi, “dove l impulso e’ più forte delle regole e la compassione più potente della ragione”.
Si passa dai versi, ai diari, ai tarocchi… E alla fine, come alla fine del più intimo dei viaggi, in fondo si svela il suo pianoforte. Dopo essere passati attraverso il canto sulla liberta e l amore, il testamento di Tito e la guerra di Piero, le giarrettiere di Bocca di Rosa e il sorriso del pescatore. Sta li’, con la sua capacita di parlare a ciascuno con la sua lingua più intima, ad ogni “donna che si senta pensata come amore in un attimo di liberta” e a quella che si interroga su dove “sia finito il suo cuore”. A chi e’ passato attraverso “l angoscia della solitudine e dell emarginazione” e a chi pensa che “l amore e’ un equivoco della ragione”.
Parla a tutti De Andrè e questa e’ la sua magia universale.

Ps in un’intervista confessa di essere molto legato alla Canzone di Marinella, per la sua storia e per la sua armonia, di parole e musica. “Sembra una canzone napoletana-dice- scritta da un genovese”. Amo anch io questa canzone struggente.

Condividi questo post