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Il Giardino dei segreti e degli alberi fossili

“Quando la bomba atomica trasformò la città di Hiroshima in un deserto annerito, (…) l’albero rimase calcinato come il tempio buddista. (..) E quel superstite della strage è ancora lì”. (Eduardo Galeano)

Ha ventagli come foglie, l’albero che è stato più forte della bomba. Sopravvissuto alle radiazioni di Hiroshima, il Gingko Biloba viene considerato un fossile. Anche se alto come una casa.  A Milano, è lì ad ombreggiare l’angolo più romito di un autentico giardino segreto. Anzi, sono lì – una coppia, maschio e femmina- all’estremità dell ortobotanico: a Brera, nel cuore artistico, ma anche modaiolo e affollato della città – un fazzoletto prezioso di verde, di fiori, col solo cinguettio degli uccelli a fare da sottofondo. Nel cuore della città.

Non conoscevo questo giardino: per caso ci sono finita, per caso mi sono fatta inghiottire dalla pace di quest’oasi, dall’ombra e dalla storia delle sue piante rare, dalle suggestioni della mura imponenti dell’Accademia delle Belle Arti. Dalla semplicità – o casualità – con cui sono curati pianti, fiori, alberi. Come un orto di casa, non come un’aiuola elegante, bellissima, ma da ammirare solo a distanza. E girando in questi vialetti, ho scoperto anche la storia dell’albero fossile, più forte della bomba e del tempo. Dell’albero, con le foglie che sembrano un embrione di due cellule. La storia di questi due Gingko – maschio e femmina – che a Milano ci sono prima di molte altre cose. Ci sono dal 1700.

E questo pensiero mi ha ammaliato. E mi ritrovo- senza esserlo mai stata – ad essere ora, proprio ora, attratta dalle avventure magiche della natura, che crea animali capaci di cambiare sesso, se serve. O spostare gli occhi, col passar degli anni. O cambiare colore e odore, per innamorarsi. O sopravvivere.

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