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Gomorra e i Superlibri d Italia

Quando mi hanno chiesto di raccontare Gomorra –  nell’antologia dei 15Superlibri scelti dal Salone di Torino a simbolo dei 150 anni dell’ Unita – ho immaginato la reazione di un tedesco o un francese a Scampia.

L’ angoscia del cemento senza luce;  l’ incertezza di un vuoto, popolato di fantasmi; la consapevolezza di essere seguiti da occhi che non vedi. E poi il grigio. Il grigio dell’ asfalto di una strada, chiamata col nome della legge sull’ edilizia popolare; di palazzoni, che dovrebbero essere stati evacuati e invece brulicano di famiglie; di pianerottoli senza luce, né speranza.
Quando si arriva in questa periferia nord di Napoli, la città dalle tinte forti e l’ azzurro abbagliante, sembra quasi che il sole non bagni Scampia, rievocando la grande Anna Maria Ortese. E quella sensazione – che ho provato nella prima camminata tra le Vele, il Terzo Mondo, le Case dei puffi – credo sia il punto di partenza del grande successo di Gomorra.
Perché Roberto Saviano, per la prima volta, non ha solo descritto i feudi della camorra, ma ha portato i suoi lettori in sella al suo scooter davanti ai morti ammazzati per strada, difronte ai container con le merci contraffatte, tra le discariche nauseabonde di rifiuti tossici. La forza della denuncia ti resta dentro così col tonfo del cuore in gola, difronte alle urla delle madri, condannate a veder sparire in pochi mesi un’ intera generazione di figli durante la faida. Lì ho conosciuto delle ragazzine “vedove” a sedici annii. E i loro volti non li dimenticherò.

Tutto questo, la guerra che a Napoli stava eliminando decine di persone e decidendo gli equilibri criminali di uno dei più grandi mercati di droga, prima di Gomorra veniva sì raccontato, ma a singole puntate e dentro i confini precisi della cronaca, il più delle volte locale. Saviano invece ha trasformato la denuncia in epopea tragica di un popolo. Con famiglie costrette a lasciare in poche ore le proprie case, per rispettare le nuove spartizioni territoriali; con ragazzi diventati  vedette per O’Sistema all’ ingresso dei palazzi, dove la pulsantiera dell’ ascensore e’ bruciata, per non far vedere il piano dove abita un latitante; con boss disposti ad avvelenare le loro campagne con ogni scarto, travolti dall’ ingordigia dei soldi. Il lettore di Gomorra vive tutto questo ed entra nei covi dei camorristi,  disposti a tutto per il potere, la vendetta, la propria affermazione.
Pagina dopo pagina, quel mondo criminale prende così le forme autentiche dei suoi protagonisti, nelle pancie gonfie di crapule, a cui non rinunciano neanche durante la fuga; nello sguardo  prepotente di chi conosce solo la regola della violenza. Tutto quel mondo, Saviano lo fa rivivere con i suoi occhi di ragazzo del Sud che certe cose le sa da sempre. E le fa emergere e scoprire nei dettagli del suo viaggio in motorino, girone dopo girone. E i lettori, con lui entrano nelle stanze chiuse dei summit dei boss. Nelle teste dei vari Sandokan,  Setola, Bidognetti.

Ho immaginato la reazione di un lettore di tutt’ altre latitudini, difronte al racconto di questo mondo parallelo, che così tanto però condiziona anche la vita dell’ Italia.  Volente o nolente, è  una parte della nostra storia.
Saviano ha contrapposto all’ inferno delle armi, la bellezza delle parole. E per questo ha dato fastidio: perché ha sfidato quel mondo che raccontava, con la “forza eversiva” dei fatti, messi tutti insieme, a cui ha dato il soffio della vita. Con pagine non solo documentate, ma innamorate di quella terra. La sua.

Ps. Ci sono state un po’ di polemiche in questi giorni intorno alla scelta di questi 15 Superlibri e ancor di più dei 150 titoli, selezionati tra quelli che hanno fatto la Storia d Italia. Un canone, con nomi e storie molto diverse. Però su Gomorra, io condivido la scelta, per il segno soprattutto che ha lasciato. Al Salone del Libro di Torino, una mostra racconta i libri che hanno fatto il nostro Paese. Radio24 ne ha curato le “pillole”. Ed e’ possibile votare il Superlibro anche sul sito.