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Nord, tra politica e questione settentrionale delle mafie

La linea della Palma ormai ha raggiunto le Alpi. E Beppe Pisanu lo dice senza mezzi termini: “C’è una questione settentrionale”, scrive il presidente della Commissione Antimafia. Ancora oggi un’inchiesta lega i clan di Gela agli investimenti in Liguria e Lombardia. Compresa Varese, cuore del feudo leghista, come il ministro dell Interno ammette.
Prima c’era stata la “colonizzazione” del Nord, denunciata dalla Procura Nazionale Antimafia. Ora, qualche mese dopo, è la Commissione a parlare di “questione settentrionale”. Ma l’impressione generale è che non si voglia ancora riconoscere in pieno l’esistenza di un problema. Si tende a “mettere la polvere sotto il tappeto”, per riprendere le parole del procuratore Nazionale Antimafia, Piero Grasso- a Torino. Si teme il marketing negativo?
Ma così facendo- davanti a notizie preossoché quotidiane di percorsi criminali nel Nord- si rischia “di perdere quello slancio di reazione alle infiltrazioni di una società ancora sostanzialmente sana”- avvertiva Grasso a Storiacce.
Prima del voto,  su Radio 24 abbiamo raccontato le sfide amministrative, individuando per ogni città dei temi a nostro avviso significativi. E per Milano, abbiamo parlato di Expo e di infiltrazioni, anche a conclusione di mesi di inchieste e reportage proprio su questo tema. Non vi nascondo che qualcuno, nello stretto entourage di uno dei candidati (non dirò chi) , ha chiaramente espresso la sua “sorpresa” per questa nostra scelta. Eppure, la città- in quest’ultimo anno di maxiblitz, arresti, sequestri e polemiche –  si è interrogata molto su questa presenza, che a un certo punto non è stata più evidente solo agli addetti ai lavori. Nessuno, dopo i 300 arresti tra Lombardia e Calabria della scorsa estate, può più dire “io non sapevo” sotto al Duomo. E infatti moltissimi milanesi sono rimasti scossi- come davanti ad un’ecografia che accerti un tumore. In Brianza, a cominciare da Desio, ci sono state manifestazioni, fiaccolate. La gente – parola spesso svuotata nel suo valore, ma talora e a certe latitudini ricomposta come categoria – si è chiesta perché la Milano coraggiosa, onesta, produttiva “non collabori con le inchieste”, come più volte denunciato dal procuratore Ilda Boccassini.
Milano a un certo punto si è riscoperta grande, anche per le cosche. E l’ha sentita tutta questa bruciatura. Non so invece se davvero e quanto in questa campagna elettorale, gravata dall’altissimo valore simbolico nazionale, i partiti si siano resi conti dell’inquietudine montata tra la “gente”. Quella che, nonostante tutto, ritrova ancora le tracce del proprio Dna. E per questo, ora- scoperta la malattia, vorrebbe affrontarla e curarla. Ma l’antimafia- per tornare alle parole del procuratore Grasso a Storiacce- è “come un carro con due ruote: da una parte l’azione repressiva degli inquirenti; dall’altra la reazione della società, dal vertice alla base. E se si muove solo una, il carro gira, ma resta sempre allo stesso posto”.