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La difficile conquista del mare

“Ma quando torna il mare? Era bello, perche e’ rimasto cosi poco?!”. Carlotta si gira verso la mamma e non capisce.
Per qualche chilometro, il treno ha costeggiato la costa e lei era eccitata a contare le barche nel mare, i gabbiani in cielo, legittimata ad indossare i suoi fantastici occhiali da sole, fucsia. Ma il treno corre e se ora il mare e’ vicinissimo e Carlotta impazzisce a vedere chi fa gia il bagno, poco dopo tornano le gallerie. Il buio. Poi, la luce si diffonde di nuovo. Ma il mare e’ coperto da una successione di case e palazzi.
“E’ li’ dietro il mare”, la rassicura la mamma. Ma lei lo vuole vedere, non le basta “immaginarlo” o “intravederlo” nei piccoli squarci, lasciati liberi tra un edificio e l altro.
La speranza del mare consola anche nel buio del tunnel, ma non e’ facile spiegare a Carlotta- che avra 4 anni ed e’ impaziente- che per conquistarsi la spiaggia e le barche deve passare attraverso il nero delle gallerie. Che la spaventano. Ma Carlotta e’ piena di fiducia, si vede. Anche se non accetta che “e’ cosi lontano il mare. Mi piace, lo voglio”, ripete.
Ora Carlotta, il suo dalmata di peluche e la sua giovane mamma stanno per scendere. Il mio viaggio prosegue, ma nello scompartimento ormai vuoto restano le domande della bimba: “perche dura cosi poco il mare? Perche non c e’ sempre il mare?”

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