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“Trame” di parole, contro le mafie. Il Festival di Lamezia

Diceva Paolo Borsellino: “Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene”. Se la mafia vive di omertà e di silenzi, le parole possono colpirla più di qualsiasi altra arma. Perché le parole la denudano dei segreti e dei misteri. E spogliandola, la fanno conoscere. Anche nelle sue debolezze. E’ per questo che proprio oggi, nel giorno del diciannovesimo anniversario della strage di Capaci- la morte di Giovanni Falcone, la moglie e la sua scorta – voglio iniziare a parlarvi di un festival che raccoglie l’indicazione di Paolo Borsellino- che sarà ucciso pochi giorni dopo in via D’Amelio – e la trasforma in sfida. Perché l’intento di Trame- Festival dei libri sulle mafie– è portare il potere delle parola, nei luoghi di chi vorrebbe soffocarla, con la paura. Parlare di mafia, in una terra di mafiosi, che a quelle latitudini si chiamano ‘ndranghetisti.

E’ a Lamezia Terme, infatti, nella Calabria feudo della più potente delle organizzazioni criminali nostrane, che per quattro giorni, dal 22 al 26 giugno, si parlerà di mafia e antimafia, in un fitto calendario di incontri, interviste e dibattiti. Filo conduttore, un libro. Voluto da Tano Grasso, presidente della Federazione Antiracket, è diretto da Lirio Abbate, giornalista dell’Espresso, che diede la notizia della cattura di Provenzano e che dai boss è stato spesso minacciato. Si alterneranno i magistrati più esposti nella lotta alle cosche, giornalisti minacciati e studiosi di malavita organizzata. Ci sarà anche Storiacce e Radio 24.