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Il suono delle parole: lo spettacolo sull udito

E’ il senso mediano, tra il tatto e la vista. Sta tra il limite della superficie e lo spazio senza limiti degli orizzonti.
E’ ineluttabile e per questo talora canto-suadente come quello delle Sirene-altre rumore, che provoca fastidio.
L udito e’ il senso più proprio della radio. E anche per questo sono voluta tornare al teatro Nohma, nella serata ad esso dedicata nel ciclo di incontri “Cinque sensi+1”.
Sul palco, i monologhi di Giulio Giorello sì alternano e si mescolano alle musiche. E talora ai balletti, mentre sullo sfondo delle immagini risvegliano anche quest altro fondamentale senso.
L udito e’ “inevitabile”, come l olfatto, a meno che non ci tappi le orecchie, come fece Ulisse coi suoi marinai mentre costeggiavano l isola delle Sirene, ammaliatrici col loro canto. Ma l udito e’ ineluttabilea, anche quando invece che dall armonia viene stimolato dal noises, rumore, che “ha la stessa radice di nausea”, fastidio, ricorda Giorello.
Cosi la finestra aperta nelle notti d estate puo essere armonia- di cicale e grilli- o fracasso di motori e tram, come si lamento gia Rilke. A questo, Giulio Cesare aveva posto rimedio- bloccando la circolazione dopo il tramonto. Riferimento storico, subito accolto da un brusio di commenti dalla sala piena di spettatori: il traffico, con ecopass e dintorni, e’ una delle questioni di questa “rumorosa” campagna elettorale.
La congiura non stimola l udito: cresce nel silenzio. Perche l udito e’ anche uno dei pochi mezzi, che ci permette di andare al di la della superficie che tocchiamo o vediamoM l udito ci porta nei dietrolequinte, col rumore dei passi, con il ritmo di uno respiro. Col calore di una voce, o il gelo del silenzio.
I suoni, come gli odori, ci portano al di la’. E stimolano l immaginazione, ancor prima della vista. Trovo questo forse il fascino principale della radio: la capacita di mettere in modo l immaginazione, far proiettare pensieri e idee, dar forma con le parole alle cose. Portando chi ascolta quasi a toccarle o vederle. Come stessero li’N davanti a lui.
Milano-in questo momento soprattutto- e’ una citta di grande frastuono, più che di ascolto. E di bombardamento visivo, più che di immagini. L ho chiesto anche a Livia Pomodoro, presidente del Tribunale di MilanoN che accoglie-come suoi personali ospiti+ gli spettatori di questo teatro di cui ha ricevuto il testimone, dalla sorella Teresa defunta.
Ma alla Pomodoro ho chiesto anche un’opinione sui viiz capitali, più propri della citta: quello era stato un altro ciclo di serate dal titolo acuto,”Il potere ha tutti i vizi”. Ora in questa citta- che riscopro nella sua malia più nascosta, fatta di cultura e progetti, come i suoi palazzi che svelano giardini incantate dietro facciate austere, credo dominino “superbia e lussuria”. “Certo anche la gola…”, scherza la Pomodoro.

Ps Ne ascolterete anche in radio

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