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” A cosa servono gli amori infelici”

Come diceva W.H.Auden,  “l’ uomo deve cadere per amore ai piedi di Qualcuno o di Qualcosa, o cadere ammalato”.
Lui che per anni aveva scritto i discorsi dei suoi capi, avrebbe cominciato di sicuro con una citazione, una recensione sul suo libro. “Perché fanno sempre effetto”, come amava ripetere il protagonista del suo ultimo romanzo, “A cosa servono gli amori infelici” (Playground ed, 122pag, 11euro). E in effetti,  è con questre righe di Auden che comincia la storia o meglio l’ epistolario dell’ uomo, che si ritrovò ad essere amato, suo malgrado. Ultimo antieroe dello scrittore che Pier Vittorio Tondelli considerò “il più sottovalutato d’Italia”.
“Amor che a nullo amato amar perdona”, cantava il sommmo Vate, ma ora Gilberto Severini ci porta anche sull’ altra sponda della prospettiva, di chi sembra incapace di ricambiare affetti, sia maschili che femminili, per mostrarci “A cosa servono gli amori infelici” , tra i candidati allo Strega.
Chiusi i giornali, spente radio e tv, solo quando la cronaca resta su uno sfondo sufficientemente lontano ci si puo immergere nella lettura delle lettere che un uomo, prima di affrontare un delicato intervento, decide di scrivere a persone della sua vita. Protagonisti, talvolta di amori infelici. Bisogna allontanare titoli e tg, per entrare nelle riflessioni intime di questo ex ghost writer, che spalanca anche i suoi ricordi delle avances di un alto prelato. La difficolta di capire, l imbarazzo di proseguire, il fastidio e poi l arrendevolezza. La fuga e poi l esilio, ad un tentativo di denuncia.
C e’ anche quest amore infelice, tra quelli raccontati- con prosa nitida, quanto elegante- da Severini, che ci porta su quel letto d ospedale, tra tic, riti, routine di sopravvivenza, pensieri di scoperta. Bisogna allontanare i giornali, o il richiamo alle storie di don Seppia e agli scandali quasi quotidiani sulla pedofilia prevalgono. E non lascerebbero entrare nelle atmosfere soffuse di questo diario intimo, dove i pensieri vengono accompagnati solo dal sottofondo notturno della voce di Corrado alla radio. E se troppo spesso, il protagonista si ritrova a commuoversi, “sara stato per la troppa radio lasciata accesa all altezza del cuscino”, pensa. Pensa e riflette soprattutto sull “incapacita di leggere i sentimenti delle persone, neppure quando ti riguardano”.
E noi, noi sappiamo sempre capire i sentimenti degli altri nei nostri confronti? Allontanato dalle volgarita delle brutte storie restituiteci della cronaca, questo libretto e’ invece come un messaggio in bottiglia portato a riva: parole d altri tempi, “d aria e di vento”.
E il richiamo alla cronaca e’ inevitabile anche in un film, che mi e’ capitato di vedere. Come il libro di Severini, non manca di analogie con Storiacce recenti: The Housema, la domestica.
Film coreano, presentato a Cannes, e’ la storia di un abuso, che prima di essere fisico e’ nella mente, e dei disastri che provoca. La storia di un uomo, il padrone di casa, che ritiene che tutto gli sia consentito e che tutto si ripara, coi soldi. E di una giovane donna, la domestica, che si lascia coinvolgere nei suoi giochi di potere. E ne resta bruciata: perche ci sono dolori che non si cancellano. E fantasmi che restano troppo forti, a volte, per riuscire ad anadare avanti. O chiudere serenamente gli occhi. Terribile, spietato. Forte, come la voce di Maria Callas che canta amore e vita, mentre sullo schermo si nega il primo e si distrugge l altra.
-l riferimento alla cameriera rimanda subito alla vicenda di Strauss Kahn e dell altro top manager,arrestato per stupro su una cameriera d albergo. Ma anche in questo caso, la cronaca e’ solo una conferma ulteriore di certi esercizi di potere, ancora troppo legati a certi ruoli apicali. Chissa, se ci fossero più donne su quelle poltrone, cmabierebbe anche certa sensazione di onnipotenza degli uomini al top?