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Battisti, la realta e il pregiudizio

Ha sorriso e salutato. Come un ostaggio, appena sottratto ai suoi torturatori. Il ghigno sul viso di Cesare Battisti, lex leader dei Proletari Armati per il Comunismo liberato dal Brasile, e’ l offesa peggiore, per le vittime dei suoi delitti, per i magistrati che diedero la caccia ai terroristi, per un Paese che anche negli di piombo “non dimentico le regole di uno Stato di diritto”, come ha ricordato il capo dello Stato. Ed e’ per questo che quel sorriso beffardo e’ uno schiaffo anche alla Storia. E alla conoscenza che di essa il Brasile decide di avere.
La Suprema Corte Federale ha liberato Battisti, infatti, anche in virtu di un articolo- il quinto di accordi internazionali- che permette di negare l estradizione se “l incolumita” del prigioniero e’ in pericolo, se e’ esposta al rischio torture o di trattamenti disumani. Questo ha voluto credere dell Italia il Paese di Lula Da Silva e ora di Dilma Roussef. Ha voluto credere all immagine di una giustizia italiana, fatta di segrete stanze e processi sommari. Ha preferito dare credito alla vulgata di processi senza tutele ne’ difese per Battisti, piuttosto che agli atti di 4sentenze definitive, che lo condannano ad altrettanti ergastoli, dopo regolari procedimenti da cui lui ha voluto esser lontano, perche in fuga.
E questo “e’ come un attentato alle nostre istituzioni”, rifletteva ieri Italo Ormanni, il procuratore che per conto del Governo ha seguito la vicenda Battisti. E nella sua voce mi sembrava di scorgere quello stesso rammarico registrato nelle parole di un altro magistrato, che gli anni di piombo e la storia di Battisti l ha seguita direttamente, Armando Spataro.
“E’ uno dei peggiori criminali”, ha detto e ripetuto più volte, ricostruendo i giorni dei suoi delitti e dei suoi processi. Le polemiche per una retata. Ma soprattutto l impegno di ciascuno, in quei drammatici mesi di morti ammazzati, nel combattere il terrorismo, con le armi della legge. Per questo lui, Spataro, ha voluto andare tempo fa anche a Pariigi, per partecipare ad un dibattito promosso da Le Monde, proprio sugli anni di piombo italiani. “Per raccontare che quelli sono stati processi dove tutti i diritti sono stati sempre garantiti e non ci sono stati tribunali speciali”, ha ricordato Spataro. Eppure, nella vicina e colta Francia, dove Battisti ha vissuto divenendo un noto scrittore, il mondo degli intellettuali avrebbe tutti gli strumenti per informarsi, conoscere e non sventolare fantasmi vestiti solo di pregiudizio. Di questa storia di Battisti, questo e’ l aspetto che lascia più increduli: la distorsione della realta che vince sul diritto. E sulla Giustizia,,”prima virtu civica della sinistra”, come ricorda su Repubblica Francesco Merlo. E lo ricorda ai brasiliani, che ora “credono di aver fatto una cosa di sinistra” e a tutti quelli che hanno festeggiato la sua liberazione.
Il diritto non e’ vendetta, non e’ accanimento, ma e’ la risposta delle leggi a chi le ha infrante. Volendo minare i pilastri di uno Stato democratico.
Ed e’ per questo- credo- che tutte le volte che ho sentito Spataro parlare degli anni di piombo, nella sua voce ho percepito sempre una vibrazione in più. Perche negli stessi giorni in cui inseguiva terroristi come Battisti, gli toccava arrivare all Universita di Milano e vedere il corpo a terra di Giorgio Galli, giudice ucciso dal fuoco terrorista, vicino al codice di procedura penale rimasto aperto.
La violenza si sconfigge con la legge. E dando Giustizia a chi ne e’ stato privato. Il ghigno di Battisti – privo di qualsiasi accenno di pentimento – oggi offende la memoria di una battaglia che l Italia ha combattuto e vinto, con le sue leggi. E il coraggio di molti suoi uomini.

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