Radio24 | Il Sole 24 ORE

Pontida, la Lega tra prato e palazzo

In bilico tra prato e palazzo, la Lega non strappa, ma avverte. Da Pontida, il Carroccio detta le proprie condizioni, mette in discussione la premiership di Berlusconi e – dopo le sberle elettorali- cerca negli antichi slogan la pozione della ripresa. “Secessione, secessione”. Secessione urla- di nuovo come un tempo- il popolo di Pontida. E il Senatur ascolta: “volete la secessione, allora ci si prepari”. In fondo al pratone, uno striscione enorme- il più grande- invoca Roberto Maroni presidente del Consiglio. E’ il più applaudito di quest’anno. L’insofferenza verso l’alleato di sempre stavolta è forte. “Ma se andiamo alle elezioni anticipate – avverte Bossi tra i fischi- favoriamo la sinistra”.

All’amico Silvio, il Senatur – col pollice verso in mostra- ricorda che la Lega sa dire anche stop. “Non è scontato- è l’avvertimento- che alle prossime elezioni andremo con Berlusconi. Dipenderà- è l’aut aut- dalle scelte che si fanno”. Scelte che il Carroccio snocciola dal palco e scrive nei volantini: Ministeri al Nord, riforma fiscale, fine delle missioni all’estero, dimezzamento dei parlamentari, revisione del patto di stabilità. “Caro Giulio- manda a dire a Tremonti il leader leghista- se vuoi i voti della Lega, non toccare i Comuni, non mettere in ginocchio il Nord”. Le quote latte, la pressione fiscale e i flussi migratori- con la magistratura “che è a favore dei clandestini”, tuona il ministro Maroni – tornano così nei comizi del sacro suolo, dove si raccolgono sottoscrizioni per lo spostamento in Lombardia dei dicasteri.

Mostra la targa del Comune di Monza e racconta, Bossi, che il premier aveva già firmato, salvo poi “farsela addosso”, ma l’espressione originale usata è molto più cruda. Il Senatur dice di “non voler mandare il Paese alla malora”, ma difronte alle insofferenze della sua gente a Berlusconi ricorda che “nulla è più scontato”.

Condividi questo post