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Cose di Giovanni Falcone: Marcelle Padovani racconta il giudice

Marcelle Padovani, Gianni Melillo, Raffaella Calandra - foto di Mario Spada

In questi diciannove anni, li avrà raccontati centinaia di volte. Ma anche stasera, mentre ripercorreva i suoi incontri con Giovanni Falcone, la voce di Marcelle Padovani vibrava di emozioni lontane. Il giudice simbolo dell’Antimafia, nelle parole della giornalista che l’ha conosciuto meglio. Le riflessioni del magistrato che ha penetrato i segreti di Cosa Nostra, nei ricordi della cronista che le ha raccolte e trasformate in un libro “Cose di Cosa Nostra”.  La Bibbia della lotta alle mafie. “Ho conosciuto la prima volta Falcone, quando Tommaso Buscetta aveva iniziato a collaborare”, inizia Marcelle, corrispondente in Italia del “Nouvel Observateur”, ripercorrendo un incontro sottoposto a difficoltà e cambiamenti, come la vota di quel magistrato. Previsto inizialmente per Palermo, spostato alla mattina successiva – al volo per Roma, quindi di nuovo saltato (“perché in aereo accanto a noi c’era Marco Pannella, che era andato a portare la tessera del partito a Michele Greco”) – avvenne di fatto solo molte ore dopo. “Quando un agente della Guardia di Finanza mi chiamò dicendomi che la persona che io sapevo mi aspettava. E dopo avermi fatto fare mille giri in auto per Roma, mi portò in una stanza sotterranea con un camino acceso e un tavolo. E lì ad aspettarmi c’era Falcone”. Lasciata Palermo e i suoi veleni verso Roma e un incarico al Ministero, Falcone allora “non aveva neanche un amico, era odiato e attaccato” – scandisce Marcelle. E un brivido attraversa tutto il pubblico del cortile di palazzo Nicotera, pienissimo di gente, venuta ad ascoltare quest’incontro su uno dei libri cardini dell’Antimafia.

E uno degli appuntamenti centrali del Festival Trame, con Marcelle Padovani, appunto, e Gianni Melillo, procuratore aggiunto partenopeo, già alla Direzione Nazionale magistrati, che aveva conosciuto anche lui bene Falcone. Nei sessanta minuti di dibattito, ho cercato di far raccontare a Marcelle quanto più possibile delle sue conversazioni con Falcone, dai suoi “pranzi, iniziati in una stanza senza finestre della stampa estera” e proseguiti in giro per Roma “nei vari ristoranti, dove lui pranzava e lei scriveva sempre talmente tanto, “ che alla fine avevo il braccio che mi duoleva”. Flash della vita del magistrato-eroe, insieme a considerazioni sui “tanti presunti fratelli, figli o eredi di Falcone spuntati dopo la sua morte, che in realtà vanno in direzione opposta a quella tracciata da lui”.

I veleni interni alle toghe, le accuse piovutegli addosso. Il corvo e l’ “ipocrisia dei tanti che oggi hanno la foto di Falcone dietro la scrivania”, critica la Padovani, dopo che pochi istanti prima già Melillo aveva ricordato “il proliferare dei seguaci di Falcone”. La gestione dei pentiti, il rapporto con Leonardo Sciascia, lo scetticismo verso lo Stato e la fede nella legge, il metodo dell’acquisizione delle notizie e della gestione. L’invenzione del pool, contro il protagonismo del simbolo. La “prudenza” sui processi per mafia alla politica, l’”assenza del terzo livello”. La voce- dolce- di Marcelle Padovani ha ridato fiato, per un’ora, alle idee di Giovanni Falcone. Tra gli applausi del pubblico. E io non avrei smesso di farle domande. Come a Gianni Melillo, che ha portato l’opinione- poco corporativa e molto sentita- anche della categoria dei magistrati, sul cosiddetto metodo Falcone. Prima che il tempo finisse e che decine di ragazzi si avvicinassero, con libri e magliette da farsi autografare, ho chiesto a Marcelle Padovani di raccontare la storia della sua penna. Regalatale da Francois Mitterand, aveva conquistato Giovanni Falcone, che “la guardava, la guardava, mentre prendevo appunti. E io gli chiesi: la vuoi? Sì, mi rispose”- racconta Marcelle. Dopo la morte, la sorella del giudice, Maria, le chiese se voleva qualcosa in suo ricordo. Lei rivide la penna, tra gli oggetti di Falcone e la riprese. E da allora è sempre nella sua borsa. Ps. Marcelle Padovani è ospite questa settimana di Storiacce- sabato alle 13.15 su Radio 24, ma poi potrete riascoltare anche direttamente il dibattito che ho moderato qui a Lamezia Terme, in questa seconda giornata del festival Trame. Ancora più affollata da gente – tantissima ha riempito la piazzetta durante l’incontro tra Peter Gomez e Antonino Ingroia – e da emozioni, fino a notte.