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Trame, la grande festa dell’Antimafia

Finito l’ultimo incontro in una piazza gremita, poi è stata solo festa. E muzzunata. La tipica granita calabrese al sapore di mandorle ha addolcito le ultime ore del festival Trame a Lamezia, la “pazzia”- per dirla con le parole degli organizzatori, Tano Grasso e Lirio Abbate – di diffondere la conoscenza delle mafie, proprio nei feudi dei boss. Una sfida- lanciata e vinta- con la leggerezza di una festa. Perché nelle terre dei clan, troppo spesso timori, sospetti e solitudini prendono il posto della gioia piccola di stare insieme. E d’essere quasi salvi, richiamando il bel titolo di un libro di Chiara Valerio.

Quando la prima volta mi proposero di partecipare e poi mi mostrarono le prime bozze di programma, definii “quantomeno audace”- per essere diplomatica- l’idea di così tanti appuntamenti, tutti così impegnativi e talvolta anche in contemporanea- con l’ultimo che iniziava sempre a mezzanotte. Invece, quel festival ha “captato la voglia dei giovani soprattutto di esserci, di ascoltare, imparare e reagire”, riflette Tano Grasso. Ed è stato così. In quei giorni, programma in mano, ci si spostava, incontrava, salutava e sorrideva tra una piazza e un cortile, come al Lido di Venezia. O al Festival della Letteratura di Mantova, dandosi appuntamento ora da “Piero Grasso, ora da David Lane, con qualcuno da Ingroia, con qualcun altro ad ascoltare De Lucia”: E tutto è diventato la grande festa di Lamezia, invasa dal “popolo di Trame”, dai vertici dell’Antimafia, nazionale e locale, a storici, giornalisti, scrittori. Per questo ha funzionato così: perché se al mattino le locandine dei quotidiani annunciavano maxisequestri a imprenditori ufficialmente nullatenenti o l’arrivo di maxicarichi di cocaina in mezzo alla frutta del Sud America, a sera- in quella piazza- “un’altra Calabria sembrava davvero possibile”. Sembreranno parole ingenue, sull’onda dell’emozione- ma questo c’era sotto quella mano rossa- logo di Trame e simbolo di “una rivoluzione culturale”, secondo Lirio. C’era l’emozione di una scossa liberatoria, quella che anche il presidente del Tribunale di Lamezia, Giuseppe Spadaro, non ha nascosto, raccontando il suo “fremito davanti a quelle centinaia di persone in piazza”. E di questo mi hanno parlato tutti, tutte le persone- le più diverse- che ho incontrato. Da alti magistrati, alle suore del convento, che ha ospitato i volontari e fatto da mangiare anche per tutti gli ospiti. Da colleghi siciliani, con la loro arguzia, agli anglosassoni, con la loro razionalità. Da John Dickie, con cui abbiamo pubblicamente conversato della conoscenza della mafia all’estero- tra ignoranza e luogo comune, a Petra Reski, il cui libro è stato pubblicato in Germania- con le pagine bianche della censura. Perché prima di una sentenza definitiva alcun nome può essere scritto. Dalle riflessioni di Roberto Scarpinato, a quelle di Ivan Lo Bello, di cui ho condiviso in pieno le perplessità su quanto di oscuro avviene “fuori scena in Italia”. A proposito di p4. Ho sentito mescolarsi lingue, dialetti, storie ed esperienze, in un unico grande racconto. A volte drammatico, altre inquietante, quasi sempre affascinante. Racconti di città, dove il confine tra ciò che è malavita e il resto spesso è liquido, o dove è possibile anche morire. Stando al mare, a prendere il sole, come è successo al fratello di Emma- una signora disabile che lavora nell’associazione Progetto Sud, voluta da don Giacomo Panizza a Lamezia. Per andare in soccorso dei più deboli, che spesso in città così, sono condannati a vite ancora più aspre.

L’ultimo incontro è stato sulla radio e il valore della parola- che entra nelle case e può scuotere le coscienze. Come fu quella di Peppino Impastato. Il fratello ricorda la forza rivoluzionaria della sua ironia, il suo coraggio, il peso di quei suoni affidati ad un microfono. Si è parlato anche di Radio 24 e del nostro impegno contro le mafie, e per far uscire la Calabria dal suo cono d’ombra. Centinaia di persone ascoltavano. C’era il brivido della folla. Che ha partecipato con coraggio, anche se ad un ristorante che aveva la locandina del festival esposta, hanno bruciato il gazebo. C’era la folla, che poi ha festeggiato tutta, con granita e brioche.

Vista da lì, da quella piazza, un’altra Calabria è sembrata davvero possibile. Il cambiamento a portata di mano, come la prossima edizione di Trame. Che già aspetto.

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