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Storia della mia gente

Le sue parole si sono perse nell’afa e nella mondanita del Ninfeo di Villa Giulia. Ma la dedica di Edoardo Nesi – neo vincitore del premio Strega – a quanti “hanno perso il lavoro”, credo meriti per lo meno una riflessione del giorno dopo. Visto che i tempi (lunghi) della diretta televisiva, le code al buffet e il tintinnar di calici non l’hanno consentito subito, dopo mezzanotte.
Innanzitutto, credo che a Nesi, autore di “Storia della mia gente” (Bompiani), vada riconosiuto il merito di aver ricordato il dramma solitario – e silenzioso- di chi il lavoro lo perde o di chi non l’ha mai avuto. Il suo libro racconta della voce, sempre più fioca, dei telai di Prato e di un distretto tessile, sempre più debole,  sotto l’avanzata dei cinesi. E’ il mercato, é la globalizzazione e “tu non ci puoi fare niente”, si dirà. Vero. Giusto? Dipende dalle opinioni. Quel che invece è certo è che una fetta -grande- del nostro Paese fa i conti con una vita, senza le garanzie di un lavoro. Con una qualità sempre  più bassa. E senza che questo diventi davvero il tema centrale del dibattito politico.
In fase di tagli, quel che con (poca) originalità è stato trovato è la revisione delle pensioni. Senza che prima ci sia stata un’effettiva stretta su auto blu, voli, stipendi e benefit di ogni sorta della nostra foltissima (abbiamo bisogno di così tanti onorevoli e senatori?) classe politica. Che evidentemente, non paga, sembra non aver mai smesso di chiedere altro ancora. Vi ricordate il Trimalcione di Petronio? Di “Ferrari, gioielli, viaggi e soldi, in cambio di favori e notizie”, dovrà rispondere ad esempio-viste le inchieste napoletane- Marco Milanese, ex Fiamma Gialla, ex potentissimo consigliere del super ministro Giulio Tremonti. Ma nelle intercettazioni di qualcuna delle ultime inchieste avete mai sentito qualcuno interrogarsi, riflettere, accennare anche solo per sbaglio alla situazione del Paese? Cosi, en passant. Mica sono questioni da chiacchierate veloci al cellulare!? Ma le botteghe chiuse per fallimento, le aziende che licenziano, i capannoni con poca merce dentro sono invece una realtà. Concreta. Drammatica. Come quella di chi a 50 anni si trova a doversi reinventare una vita, in un Paese che non la contempla-nella sua struttura – una mobilità così. Come ben sanno i giovani precari. O di chi, dopo un’intera carriera, si vede ridurre – anche se di poco- la propria pensione, in nome della tenuta del Paese. Sui muri di Roma, ho visto i manifesti degli Indignados, come quelli spagnoli. E non mi sorprende affatto.
Per questo, anche se il vociare della festa ha coperto le sue parole, ho apprezzato-molto- la dedica di Nesi a chi è senza lavoro oggi in Italia. Perchè molti sembrano scordarselo.
Ps. E’ stata una bella serata, dai mille contesti (ve ne parlerò ancora) e cambiamenti, ieri a Roma. In realtà, lo Strega per me, prima di essere il celebre premio letterario, è il liquore della mia terra, con le sue leggende-sotto il noce di Benevento – e i suoi sapori. Come quelli dei dolci in casa, dove non manca quasi mai una goccia di questo liquore giallo oro, distillato di erbe diverse. Ho visitato la bella fabbrica Alberti a Benevento, per un reportage su Radio24 e per ilSole24ore tempo fa. E sembrava di entrare davvero nella fucina della maga delle spezie. Ma anche nell’amarcord di un Italia che non esiste più, davanti alle prime foto in bianco e nero delle prime edizioni del premio letterario, voluto dagli Alberti che con Maria Bellonci istituirono gli “Amici della Domenica”.  Se vi va, qui il reportage. Qui invece un estratto della chiacchierata (dal the di casa Bellonci, alla visita di Pasolini, al connubio tra la società e il premio) con Franco Alberti (cliccare per l’audio), decano della società sannita e da poco scomparso: a lui quest’anno è stato intitolato un premio speciale, assegnato ieri a Galasso.