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Gli occhi che hanno visto l’Africa

I suoi occhi hanno visto mani, che cercavano aiuto. Hanno incrociato sguardi, che imploravano speranza.  I suoi occhi hanno conosciuto la lacerazione della guerra e l’angoscia della miseria. “Questi occhi hanno visto”- recita il titolo della mostra fotografica. E ora raccontano. L’ Africa e la sfida di ogni giorno, per portare cure ai malati.

C’è lo sguardo di un medico dietro l’obiettivo, che ha immortalato scatti di vita quotidiana nel continente nero, dove troppo spesso le esistenze durano troppo poco. C’è lo sguardo di Maurizio Piazza, traumatologo, in questo diario per immagini qual è la mostra, curata da Giulia Turano, aperta fino al 7 settembre, a Roma alla Casa della Memoria e della Storia. E’ il suo diario: quello di un medico italiano, che da anni però ha deciso di dedicare parte del suo tempo e della sua professione all’ong Medici con l’Africa Cuamm, la più grande organizzazione italiana di promozione della salute delle popolazioni del Continente nero, dove i medici “sono poveri, ma seri”. E “in silenzio hanno cambiato il mondo della sanità pubblica”.

Nei contrasti di luce delle immagini di Piazza, sembra così quasi possibile riconoscere la duplice origine del suo sguardo. Di medico e di fotografo. Di chi ha visto e condiviso la sofferenza, come il coraggio e anche per questo la sa immortalare, nel momento in cui parla di più. Nell’attimo in cui il viso di una donna, che ha avvolto a sé il suo bambino, sa trasmettere fragilità e forza insieme. E anche da Roma, a migliaia di chilometri da quell’ospedale etiope – si vede che la pelle di quel corpo sa sopportare. E ha sopportato molto. Così uno dietro l’altro i capitoli di questo diario fotografico ci parlano anche di una diversa cognizione e sopportazione del dolore. Ci portano in “sale parto dove non si urla”, in corsie dove non ci si lamenta. “Al massimo dei gemiti”, come recitano le didascalie. Il bianco e il nero – come le contraddizioni dell’Africa – scorrono così davanti al visitatore, da subito però avvisato che “non puoi capire, se non hai fiutato la legna aromatica dei focolari” in Africa. Tu che ora guardi e leggi, passeggiando in questo bellissimo palazzo romano, non puoi capire davvero quello che c’era dall’altra parte dell’obiettivo, “se non hai sentito il vociare dei bambini attorno alle capanne e poi non hai visto la notte scendere come una mannaia. La notte equatoriale, notte assoluta. Quando non ti vedi nemmeno i piedi”.

L’avvertenza iniziale – come le tante sfumature degli scatti di Piazza – fanno così ancor di più venir voglia di saltare dentro la foto, come Mary Poppins fece con il quadro disegnato per strada. E andare dall’altra parte. Ma nel frattempo, sfogliando le pagine di questo album di immagini, si entra in un Africa raramente raccontata.

ps. Sulla splendida terrazza della Casa della Memoria e della Storia, tipica e meravigliosa terrazza romana, la sera dell’inaugurazione (il 7 luglio) l’Africa intrigava con le sue immagini. Ma contagiava anche tutti coi suoi ritmi.

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