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Addio al “gigante della giudiziaria”, Peppe D’Avanzo

Era un gigante. Col fiuto del segugio, la determinazione del falco. E l’entusiasmo di un ragazzino. Ha sconvolto tutti, quando la notizia ha cominciato a girare, come i suoi scoop. Da leggere subito, al mattino, nella sala stampa del Tribunale.
Se ne è andato oggi Giuseppe D’Avanzo, colonna di Repubblica, firma di riferimento della cronaca giudiziaria italiana.
Se ne é andato all’improvviso, come una notizia dell’ultim’ora, che ti fa ribaltare la prima pagina a pochi minuti dalla chiusura.
Se ne è andato, mentre pedalava, esplorando l’Italia. Perchè anche in vacanza continuava a “consumare le suole delle scarpe”. E a guardarsi attorno. Come i cronisti veri.
Se ne è andato, lasciando tante piste ancora da percorrere. Con la fatica, il sudore. La costanza, la determinazione. E l’umiltà, la dote dei più intelligenti.

Altri, sul suo giornale soprattutto, ricorderanno le sue inchieste, le sue campagne, la lunga serie di scoop e di domande. Che rivolgeva ai lettori. E ai potenti. A me ha insegnato soprattutto questo, insieme alla tenacia nel cercare le notizie. Ovunque si nascondano.
L’ultima volta, credo di averlo salutato a Milano, nell’aula del processo Mills, la prima volta che il premier tornava in un processo aperto ai cronisti. A Berlusconi, quel giorno, rivolgemmo un sacco di domande. Vere.
L aula bunker di Torino, nel giorno della deposizione di Spatuzza. I giorni roventi, delle inchieste sul Sismi-con i magistrati, e i giornalisti anche, spiati. I vecchi “processi milanesi” a Berlusconi. E molte altre volte. Quando al Palazzo di Giustizia di Milano c’era lui in giro, “cose grosse” erano in ballo. O si preparavano.
Una volta mi chiamò, per una notizia mia. E chiacchierammo. E ancora una volta, dalle sue parole imparavo a fare ordine tra i pezzi di un puzzle. Con pazienza, determinazione, grande umiltà e ancor maggiore passione.
Se ne è andato, come un titolo a nove colonne. Che è un pugno in viso e non ammette smentite. Nè repliche.

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