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Scarpe e cellulari: la bandiera dei rioters di Londra

Scarpe da ginnastica e telefonini. La rivolta di Londra ha la sua bandiera nei simboli del consumo. Oggetto del desiderio dei giovanissimi, che stanno mettendo a ferro e fuoco le periferie – e non solo ormai – di una delle città più ricche d’Europa; patente di uno status, ambito da chi in quella terra è nato, ma non se ne sente ancora davvero figlio.
Sono per lo pù ragazzi immigrati di terza o quarta generazione i rioters di Londra, che hanno infiammato quartieri, dove da anni il melting pot è una realtà concreta, ma evidentemente non fino in fondo realizzata. Sono giovanissimi, spesso minorenni, che si sono sentiti “scavalcati da altri coetanei, delle più varie etnie- e che si sono creati una propria cultura fatta di consumismo sfrenato e si sono organizzati in bande, a seconda dei vari quartieri”. In questo momento, giornalisti, studiosi e osservatori di vario tipo è su questo che puntano l’accento. E credo che questi simboli – così globali – debbano ancor di più far riflettere tutti. Perché la bandiera- delle scarpe da ginnastica e dei telefonini – può essere sventolata in molte altre periferie occidentali.
E’ la rabbia del sogno infranto, che diventa un ribollire di desideri, frustrazioni e richieste. Spalancando le porte alle regole delle baby gang: vi ricordate gli scontri di via Padova, a Milano? Anche lì erano giovanissimi, come i londinesi di oggi. Anche lì, i disordini si infiammarono per la morte di un ragazzo, ma divennero il calderone di un malessere a più voci e con più origini.
Scarpe da ginnastica e telefonini: i simboli delle baby gang di Londra sono gli stessi dei guappi di Scampia, boss in erba che hanno così ostentano un’affermazione, e “sono sintomi di ambizioni negate”, secondo John Dickie (cliccare qui per l’audio), professore all’University College of London.
Ora che Londra brucia, mi sono ricordata delle parole degli “stranieri” d’Italia. E dei loro visi, incontrati in un lungo viaggio anni fa nelle periferie del Bel Paese, all’indomani dei sommovimenti delle banlieu parigine.
“Il futuro è uguale alla francia”. “Tra una decina anni, anche i miei fratelli più piccoli vorranno tutti i diritti degli altri bambini”. “Il cavo è tirato tantissimo”.
Con uno sguardo ai cugini francesi, l’altro alle loro case– gli abitanti delle banlieu italiane dicevano che sarà solo questione di tempo. E “le periferie – per usare le parole dell’ allora ministro dell’Interno, Pisanu – ci faranno piangere”. Perché anche qui, “la pentola a pressione dell’immigrazione esploderà”.  Indicativo era il fatto che a pensarlo fosse soprattutto chi in Italia ci vive da anni, ed è in regola.
La fatica del vivere in alcuni quartieri dunque facilmente si mescola alla criminalità “pura e semplice”, per dirla con le parole del premier inglese David Cameron, davanti a quelle scene di barricate in fiamme, di saccheggi e vandalismi. In più quartieri di Londra. Ora anche quelli più centrali. A Notting Hill, ad esempio, dei clienti di un ristorante costoso sarebbero stati aggrediti e derubati. Anche dei telefonini.
Ma “il problema – come ricordava già anni fa il film “L Odio” – non è la caduta, ma l’atterraggio”.