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Primo Levi e la “polvere di stelle”

-“Sa cos’ è?

-Polvere, ho risposto io.

-Si, ma la polvere delle strade e delle case non arriva fin qui. Questa è polvere che viene dalle stelle”.
Io credevo che mi pigliasse in giro, ma poi siamo scesi, e lui mi ha fatto vedere con la lente che erano tutti pallini rotondi, e mi ha mostrato che la calamita li tirava, insomma erano di ferro. E mi ha spiegato che erano stelle cadenti che avevano finito di cadere:  se uno va un pò in alto in un posto che sia pulito e isolato, ne trova sempre, basta che non ci sia pendenza e che la pioggia non le lavi via.
Lei non ci crede, e neanche io sul momento non ci ho creduto; ma col mestiere capita sovente di trovarsi in alto in dei posti come quelli, e poi ho visto che la polvere c’è sempre, e più anni passano, più ce n’è, di modo che funziona come un orologio. Anzi, come una di quelle clessidre che servono per fare le uova sode;  e io di quella polvere ne ho raccolta un pò in tutte le parti del mondo, e la tengo a casa in uno scatolino; voglio dire a casa delle mie zie, perché io una casa non ce l’ho.  Se un giorno ci troviamo a Torino gliela faccio vedere, e se ci pensa è una faccenda malinconica, quelle stelle filanti che sembrano le comete del presepio, uno le vede e pensa un desiderio, e poi cascano giù, si raffreddano e diventano pallini di ferro da due decimi”.

Da “La chiave a stella” di Primo Levi.

Una tardiva notte delle stelle cadenti, regalo per i lettori di Storiacce blog. Una pagina, che è stata come un regalo anche per me, in una piccola fuga in campagna. Con l’odore dell’erba bagnata, le case di pietra, le travi di legno che scricchiolano, la cena in giardino. Ma soprattutto con il calore di carissimi amici, rifugiatisi per qualche giorno in un buen ritiro di pace e letture. In una casa- che è un’intera meravigliosa biblioteca. I libri avvolgono, riscaldano. Parlano anche in stanze, fino a qualche secondo prima mai attraversate. E i libri a volte te li incontri, quasi per caso. Settimane fa, avevo ritrovato a casa a mare  “Il sistema periodico” di Primo Levi. E dall’ argon al carbonio- passando per il terribile vanadio alla sofferenza del cerio- li ho riattraversati tutti, gli elementi della tavola. E mi è venuta voglia di riattraversare tutto questo grande scrittore italiano, forse conosciuto ai più solo per lo straordinario valore di testimonianza di “Se questo è un uomo”, che per il resto delle sue opere. Chirurgiche, perfette, come l’esatta combinazione di idrogeno e ossigeno che porta all’acqua: limpida, semplice, essenziale. Levi non è proprio una lettura estiva, ma così come un mio vecchio libro mi è finito tra le mani per caso, così senza saperlo mi sono ritrovata in una casa, impregnata molto dallo studio dello scrittore-chimico torinese. E poi a parlarne con un amico, che ora si sta dedicando proprio a Primo Levi. Così, per caso, ho risfogliato “La chiave a stella” in giardino. E tra le mani mi è rimasta un po’ di polvere di stelle.

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