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Il Colombre. Dell’ora blu

E’ quando la notte comincia a cedere al giorno. Prima dell’ alba, ma dopo il buio fitto. E tutto sembra mescolarsi e confondersi. Fuori. E inevitabilmente anche dentro. E’ questa l’ora blu, come mi ha insegnato a conoscerla una persona a me cara (molti la identificano invece nel momento in cui la luce degrada nell’oscurità: il crepuscolo, dopo il tramonto). Ed è questo il momento in cui ci si abbandona alle più sincere riflessioni e confessioni. Spontaneamente. In questo tempo sospeso.
Se il caldo, la digestione o i pensieri non vi lasciano (talvolta, spero per voi) dormire- o tutti e tre insieme – uscite all’aperto o aprite le finestre. Stanotte a Milano la temperatura è torrida. Il caldo trasforma tutto come in un’allucinazione da febbre. Ho appena finito di lavorare e ripenso ai 4 giornalisti italiani, rapiti in Libia. Chissà come andrà la loro notte nelle mani dei fedelissimi di Gheddafi. Nel caos di Tripoli. Una notte di ansia.
Quanto lontana dalla pace di una notte nel deserto. I piedi nella sabbia e un numero mai visto prima di stelle sulla testa. Troppe anche per i desideri.
E una cascata di luci-in cielo e in mare- mi ha regalato qualche giorno fa un’altra ora blu, “risarcimento” di una notte insonne. Uscita sul terrazzo-direttamente sul mare-piccole fiammelle arancioni coloravano le sottili increspature dell’acqua. Il mare luccicava di riflessi, bianchi della luna e rossi di questi piccoli fari, che a me erano parse luci lontante di un nutrito gruppo di pescatori. Ho sorriso allo spettacolo e sperato di beneficiarne , cercando di ritrovare, con la nenia delle onde, il ritmo del sonno. Buio e luce lottavano tra loro. E c’era qualcosa di mitico.
Il giorno dopo, ho scoperto che quelle lucine arancioni nel mare erano in realtà i (pochi) residui dell’illuminazione dell’intero scorcio di mare. Nella notte dei lumini, in Liguria migliaia di candele accese vengono lasciate in mare, portate dai bambini o dalle barche. E si diffondono, fino a perdersi. Dando a chiunque il tempo di esprimere i propri desideri.
Io, quel momento l’avevo perso molte ore prima. Ma l’ora blu di una notte senza sonno e con troppi pensieri me ne aveva regalato gli ultimi bagliori. Che non ho riconosciuto, però. E mi sono sentita come quel pescatore del colombre, il racconto di Buzzati, che continua a fuggire da un pesce-temendo che gli porti rovina- ma quando alla fine smette di evitarlo, scoprirà che aveva un regalo per lui.

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