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Aspettando Irene

A dispetto del suo nome, non viene in pace Irene. E spaventa la Grande Mela. Altri uragani e altri cicloni- puntuali in questa stagione -hanno minacciato e sferzato le coste dell Atlantico. Ma mai fin là, mai fino alla città dei grattacieli di cristallo, la città che non dorme mai. Ed ecco che ora la paura di New York è una paura globale, perché qui tutto ha dimensioni superiori. E’ più forte di tutte le altre, perché scuote uno dei cuori pulsanti del mondo.
La stranezza, un misto tra insicurezza, incredulità, curiosità, ma anche un lontano senso di divertimento: percepisco questo dai diari da una Manhattan, impacchettata come in una performance di Christo. C’è molto scetticismo, come quello raccontato nel suo diario da Alexander Stille. E, sì, anche un pò di quell’euforia, che nasce dal protagonismo – altra nota tipica dei newyorchesi – e dal brivido di un’avventura nuova. E’ la Carrie di Sex and the City, che con le sue scarpe Jimmy Choo, compra anche provviste di acqua, cibo e pile. Insieme agli ultimi sandali di tendenza.
Io – lo ammetto – davanti alle forze della natura sono una fifona (in genere, no.) Anche un serio temporale – (se i lampi sono intensi sono capace di non uscire di casa o dall’auto!! ) – a volte mi spaventa, ma ora, beh mi piacerebbe essere a Manhattan. Perché non riesco a immaginarla davvero, chiusa, vuota, silenziosa. Ho vissuto per un pò a New York. E ho abitato anche a SoHo, anni fa.  Mi piaceva andare ancora più a sud, verso Battery Park, laddove New York si ricorda di essere sul mare. E il vento rinfrescava il caldo estivo.
Il deserto, al posto delle lunghe code per andare a visitare la Statua della Libertà. Il silenzio, invece dei taxi e delle gru di Ground Zero. Niente fumo, dai tubi che portano fuori il respiro della grande Tube, la metro che non si ferma mai. Ci penso e mi immagino le scenografie di un film, ancora privo di attori. A tutti gli americani, staranno venendo in mente le mille scene e precauzioni da day after, che lì conoscono tutti a memoria, vista la passione per i film catastrofisti. Ma stavolta “Irene fa sul serio”, scrive Marc Levy. E le autorità continuano a ripetere che “sarebbe folle non lasciare le loro case”. Lo ripetono, perché lo sanno che i newyorchesi è come se non ci credessero davvero, al pericolo. A New York, tutto si supera e si vince. E nulla può essere d’ostacolo al proprio desiderio. I wanna be, è la filosofia di vita. E poi il legame con la propria cittá e le sue abitudini é troppo forte. La leggerezza dei grattacieli è diventata un tratto del carattere di chi ci abita: e solo quando gli aerei di Al Qaeda hanno sgretolato i cristalli delle Twin Towers, la Grande Mela ha sperimentato i mali e i disastri del mondo. Ma ha risposto a modo suo, e i roof garden aperti sulle mille luci di New York sono tornati subito a riempirsi di nuovo. Sarà così anche stavolta. Passata Irene, il cuore della Grande Mela tornerá a pulsare. Ma anche la prossima notte, la città non dormirà. E si risveglierà con più energia di prima.

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