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Se l’evasione è scoperta nel Nord est

Arzignano (Vicenza)- Recita un detto veneto: “chi guarda la luna, cade nel fosso”. Ma anche se i piedi sono ben piantati a terra, i soldi- talvolta- possono essere anche all’estero. Così ora che gli investigatori hanno denunciato una maxievasione nel cuore del distretto veneto della concia, si scopre che la locomotiva d’Italia talvolta evade e fugge. Oltre che lavorare. Perché tanto così fan tutte. “E’ prassi”, come hanno risposto dalla Mastrotto, il gruppo sott’accusa. E il mal comune, nel Bel paese, è sempre mezzo gaudio. Ma la difesa dell’azienda ha fatto insorgere quella parte degli imprenditori, che rivendica l’estraneità a certe pratiche. E ora il distretto è spaccato in due come in una trincea.

Arzignano, valle del Chiampo, nel vicentino: 2mila aziende, 25mila anime e una storia di lavorazione delle pelli, che va avanti dal ‘300. Una storia da grandi numeri, come quelli contestati ad uno dei gruppi simbolo, la Mastrotto: 1miliardo e 300mila euro portati all’estero in più anni, Iva evasa per due milioni, 800 dipendenti pagati in nero per gli straordinari, con “sistematici fuori busta” arrivati a pesare 9 milioni in totale, come scopre la Guardia di Finanza. Il gruppo contesta queste cifre, ne dà altre. E prima commenta che quella “era una prassi” e poi scrive di “non voler giustificare comportamenti sbagliati”. E’ il velo che si squarcia sul viso dell’Italia – fino ad ora- più patinata. Visto che di quelli pelli, si fornisce tanto la Tod’s quanto l’ Ikea. Pelli, “cedute talvolta anche sottobanco”, secondo l’accusa.

Casa madre in veneto, società in Lussemburgo. E due tangenti a funzionari dell’Agenzia delle Entrate, per evitare le contestazioni. Il meccanismo, secondo gli investigatori, sarebbe questo. Uno schema già visto da quelle parti un paio d’anni fa, quando fu contestata una mega frode dell’Iva ad una cricca locale. Così ora il distretto – sopravvissuto alla crisi e alla concorrenza, anche accogliendo tantissimi stranieri– è squassato da sospetti reciproci. “In più operazioni, sono state toccate da inchieste e accertamenti fiscali diverse aziende, ma un’altra parte è sana ed estranea a tutto”, si affretta a precisare il colonnello Paolo Borrelli.

Ed è quest’altra parte ad essere insorta, contro la giustificazione data dai Mastrotto, sulla “prassi” consolidata. La parte che rivendica l’estraneità a certi “sotterfugi”. Quella sintentizzata nelle parole del presidente di Confindustria di Vicenza, Roberto Zuccato, che ha bollato l’evasione come “un fattore patologico di ingiustizia sociale e distorsione della concorrenza”. Ma quest’inchiesta – che accusa i fratelli Bruno e Sandro Mastrotto di corruzione, evasione e lavoro nero – ha segnato un solco, che è come una trincea nel distretto. Per cui si preferisce tacere, più che parlare. E il silenzio si popola di tensioni. Ma anche di incredulità, come quella trasmessa dall’assessore di Arzignano Beatrice Marchezzolo. “C’è una disparità tale tra le cifre della Guardia di Finanza e quelle della Mastrotto. Sono confusa…Ma anche molto dispiaciuta”. La Guardia di Finanza parla di 106 milioni, la Mastrotto ribatte con 53, dice di “non aver mai nascosto redditi e assicura che tutti i dipendenti sono assunti regolaramente”. Ma su questo fronte, le contestazioni riguardano gli straordinari. E a sentire la gente del posto sembrano svelare un modus operandi generalizzato e andato avanti a lungo, anche grazie al tacito accordo degli stessi operai, come ha scritto un avvocato della zona, Massimo Malvestìo sulle pagine locali del Corriere. “Qui, c’è una cultura del territorio molto forte. Qui tutti quando finiscono di lavorare fanno qualcos’altro. I più- racconta- lavorano nelle vigne. Altri arrotondano con gli straordinari, che sono in nero per aver flessibilità”. Se non fossero fuori busta, i contratti e i sindacati porrebbero delle griglie ben precise: i riposi, i festivi, le ore da rispettare. “Qui non c’è la cultura delle 40 ore. E uno si vergogna di tornare a casa dalla moglie, se non ha fatto qualcos’altro dopo il lavoro. Se non ha arrotondato lo stipendio”. Così non manca chi nel weekend va a lavorare in ditte diverse dalla propria, quando c’è richiesta. “E così porta a casa quasi un secondo stipendio”. 400 euro a fine settimana, queste le cifre che girano in nero. E “nessuno denuncia anche perché ci sono tantissimi stranieri”, ricorda Fabrizio Nicoletti, Cgil vicentina. “Forse c’è anche un problema culturale e non è un caso- riflette- che noi alla Mastrotto non ci siamo proprio. E un po’ in tutto il distretto: forse anche per questo non hanno voluto il sindacato all’interno”. Altra cultura, altra tradizione di rapporti tra padrone e operai: porte aperte, brindisi insieme e quando c’è una commessa nuova, i dipendenti- quelli vecchi- sono i primi a sentire di dover soddisfare il cliente, tanto quanto il titolare. “Ora temiamo per le ripercussioni di questo scandalo sugli operai”, paventa Nicoletti. L’azienda avrebbe già chiesto la cassa integrazione per 400 operai. E nei commenti sottovoce non manca chi dice che a certi illeciti si ricorre, per riuscire a sopravvivere, davanti a pressioni fiscali, burocratiche e normative, oltre che a costi del lavoro considerati troppo onerosi. Ti citano altre ditte in difficoltà, altre che minacciano di chiudere, ridurre o trasferire tutto. Ma quest’inchiesta rischia di mettere in difficoltà anche la Lega Nord, che nei giorni in cui predica contro l’evasione scopre di averla in uno dei suoi fortini elettorali. “Nessun imbarazzo, chi evade va punito”- sentenzia il segretario provinciale, Maria Rita Busetti, convinta però “che non siamo i cattivi d’Italia. Sono sicura che se facesero le stesse verifiche anche altrove, troverebbero le stesse cose. Forse, in altre parti d’Italia, sono più…creativi? Posso dire creativi?”. Creativi lo sono stati di sicuro, ma nel senso letterale dle termine, nel distretto della concia di Solofra, in Irpinia, dove ora “la crisi è quasi alle spalle”, replica il presidente della Camera di Commercio, Giuseppe Capone. Che sottoscrive il problema dell’alto costo del lavoro, ma non ci sta al ping pong nord-sud. “Con l’innovazione, gli operatori di Solofra hanno realizzato un tessuto così duttile da sembrare un tessuto, più che pelle. Che ha avuto molte applicazioni, e permesso di ampliare i mercati”.

Forse, non è sempre vero che “così fan tutte.

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