Radio24 | Il Sole 24 ORE

A proposito di temporali. E di paure

Il giorno dopo, tutto tace. Torno a casa, accendo la lucetta sul quasi comodino, spengo quella centrale, prendo il libro-come sempre- e niente. Silenzio. Tutto tranquillo, ma io ci ripenso. A 24ore prima, a quei fari intermittenti che squarciavano il cielo. E ai tonfi, che facevano tremare le case. Uno, due, poi ancora un altro. Ancora più vicino e più forte.
La notte scorsa a Milano, c’è stato un temporale violentissimo. + meglio, “era mattina”, come mi ha corretto una mia amica-collega, che andava a lavoro all’alba. Insomma, un temporale di quelli che ne parlano anche in radio o tv. E io, come forse ho già confessato a questo blog, ho “abbastanza” paura dei temporali. E dico “abbastanza”, per conservare un certo pudore. E dirla con un eufemismo. Ora è di nuovo notte, è nuvoloso, ma con qualche stella, fa decisamente caldo. E io ci ripenso. Al temporale. E alla paura. No, non temo in questo momento che venga un temporale. E poi sono in casa. E’ la Paura, come sentimento in sè, a cui ho pensato. A cosa significhi, come ci si conviva,quanto siamo abituati o disabuati a mostrarla, a quanto possa essere forte e fin dove ci possa portare. O non portare. Le forze della natura possono incutere paura. O terrorizzarci, che è un’altra sensazione ancora. Si può aver paura per sè o di sè, ma anche per gli altri. Quelli a cui vogliamo veramente bene. E questa in genere toglie il fiato. Si può aver paura di un’impresa o di una novità. Di un incubo o di un dolore. Si può imparare a convivere con la paura o guardarla in faccia. Ho appena letto (in ritardo) l’articolo di Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia, sulle pagine di Domenica del Sole24ore, in ricordo di Libero Grassi, ucciso 20 anni fa dalla mafia perché si ribellò al suo estorsore. E pensò alla paura di chi subisce le pressioni, le minacce e le violenze di ogni genere dalla malavita organizzata. Ho pensato alla paura che si rinnova, quando acconsenti e taci. E a quella di chi cambia le cose (quanta paura c’è dietro il coraggio!e non per questo vale di meno). La paura è l’ombra di ciascuno di noi. Anche di chi la ammanta di sicumera. Il problema è come conviverci. Ieri sera, durante il temporale, ho avuto paura, sì, ma ancora di più tristezza. Poi quando il cellulare è squillato, con un messaggio di lavoro, tutto era “di nuovo in ordine”: quando lavoro, anche nelle situazioni più difficili o nei quartieri più malfamati la paura diventa adrenalina. E non ci penso quasi. Perché le paure vere non sono mai al di fuori. O talvolta sì: come mi ricorda-ogni volta che torno a casa- la foto che ho tra i libri della mia sudata libreria. E’ la mia foto più bella. E mi fa paura. Ma questa è la mia vita. In genere non parlo di me così tanto in questo blog: non è un diario intimo. Però è pur sempre mio e quindi-se stasera mi va-lo faccio, mi sono detta: scrivo. E poi forse il sentimento della paura accompagna molte delle Storiacce di cui in genere si parla qui, o in radio. E voi, alla paura ci pensate mai? Come reagite? Cosa vi fa paura? Chissà perchè stasera ci penso: sarà davvero il temporale di ieri. O la reazione alla leggerezza di un grazioso filmetto all’italiana visto con una delle mie più care amiche.