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“Vandali” d’Italia

Diceva Benedetto Croce che “il paesaggio è la rappresentazione visibile della patria”. Se questo è vero -proprio mentre festeggiamo da mesi i 150anni dell’unità d’Italia-quella stessa Italia, con la sua storia ben più lunga-viene quotidianamente insidiata da chi lancia sampietrini contro le sue fontane e chi rispolvera i condoni di vario tipo. Sono alcuni esemplari di “Vandali”, titolo del saggio di Gianantonio Stella e Sergio Rizzo, di cui abbiamo parlato a Pesaro, alla festa Democratica del Pd. Distrugge la nostra ricchezza, chi la deturpa senza incorrere in autentiche sanzioni (nelle super-affollate carceri nostrane, forse quello arrestato l’altro giorno a Roma è l’unico catturato per atti contro il patrimonio culturale, né ci sono rivenditori di beni trafugati- come è stato più volte denunciato in Storiacce anche dai carabinieri del Nucleo di Tutela del patrimonio culturale), chi lascia che l’abusivismo dilaghi (anche nei luoghi della nostra storia, dall’appia antica a Teano) o cambia le regole per costruire più di quanto serva; chi taglia gli investimenti alla cultura (salvo poi conservarli per la Casta-vedi vitalizi-o sprecarli con iniziative “eccentriche”), chi sceglie i ministri dei Beni Culturali solo con logiche politiche. Lo stato di uno dei più ampi e importanti patrimoni artistici è l’esito finale di tutto questo, lo specchio del nostro legame con la patria, ideale troppo spesso relegato ai ricordi del libro Cuore, visti i continui attacchi da forze di Governo. Ma questo siamo noi, la nostra Storia di Pompei, che si sgretola sotto le piogge (o le pipi dei randagi) o dei Bronzi di Riace (che incassano dai visitatori meno dello zoo di Pistoia), del cemento che ha sostituito i limoni, che toglievano il fiato a Goethe, in Campania o Sicilia o della “rapallizzazione” della Liguria denunciata da Montanelli, o dei capannoni al posto dei paesaggi del Giorgione in Veneto.

Questa è l’Italia: paese dove un unico archeologo sopravvive a Pompei, ma si spendono 994mila euro per la tenda di Gheddafi (che ora bombardiamo) o si progetta un sottopassaggio tra i palazzi romani da 2milioni, per ripararsi dalla pioggia. Il paese dei templi greci e romani, ma che non esita a fare il maquillage alle statue da esibire-rimettendo braccia, naso e genitali a Venere e Marte- o coprendo di un velo “il capezzoluccio” (copyright Bonaiuti, come ha raccontato Rizzo ieri) alla fanciulla, nelle braccia di un uomo avanti negli anni, che fa da sfondo alla sala stampa di Palazzo Chigi. Il pubblico ha applaudito e sorriso alla sfilza di aneddoti snocciolati nell’incontro (e ancor di più sono nel libro), ma fa male riflettere che l’Italia sia un paese che si “regge sull’avverbio ancora”, come scriveva Cederna. “Sui centri storici ancora ben conservati, i paesaggi ancora sopravvissuti ecc..”. Ancora. Ma fino a quando? “Serve un Piano per il salvataggio dell’Italia”, sollecita Rizzo. Si parla delle bellezze a Pesaro, ma nelle stesse ore a Roma si decide delle finanze. E le due cose troppo spesso sono separate. “A Ciascuno il Suo”- la mia nuova rubrica su Radio24, ogni sabato alle 8.30 (ve ne parlerò nel dettaglio) – cercherà di occuparsi anche di questo, tra radio e Storiacce blog. Perché, come ho più volte qui scritto, considero l’abbandono della nostra cultura una delle peggiori Storiacce possibili.

Ps più persone, soprattutto due signore, ieri mi hanno chiesto di Radio24: curiosità sui programmi e i conduttori (tifoserie opposte sulla Zanzara di G.Cruciani), apprezzamenti (unanimi) per la nostra informazione, riflessioni su alcune rubriche, suggerimenti per altre. E’ proprio vero che la radio “è un mezzo caldo”, come ha detto al Festival della Mente Marco Belpoliti.