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La “Terra ferma” e gli uomini di mare

Gli uomini di mare.  Hanno lo sguardo su un orizzonte sconfintato. Gli uomini di mare. Imparano a sentire, ancor prima di vedere. Gli uomini di mare. Vivono di poco e con poco. E rispettano le acque che li accolgono. Gli uomini di mare hanno la faccia tagliata dal vento e i pensieri bruciati dal sole. Gli uomini di mare parlano poco. Con le parole. Molto, con gli occhi.

Gli uomini di mare non hanno pregiudizi, né barriere. Sempre pronti ad accogliere ciò che viene dall’altra parte. Perché anche loro sono naviganti, talvolta esuli, altre naufraghi. Sempre in balia delle onde. “Gli uomini di mare insegnano ad avere un orizzonte ampio”, come ha ricordato Emanuele Crialese (qui l’audio), che ha voluto ringraziare i pescatori, ricevendo il premio della Giuria a Venezia per “Terraferma”.

L’Italia è un paese di mare, di approdo- da sempre- come di partenze. E forse non dovrebbe mai dimenticarlo, cosa voglia dire essere “uomini di mare”. Soprattutto quando sulla spiaggia non arrivano tronchi levigate dalle acque, resti di anfore, vetri che sembrano smeraldi, o conchiglie. Ma uomini. Altri uomini di mare.

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