Radio24 | Il Sole 24 ORE

Corruzione, la tassa occulta degli italiani

Bari- “Qui è tutto un bordello”. “Sarei andata? Se fossi stata invitata, sì, ma per curiosità eh…”. “Che ci siano le donne o le escort, ci interessa poco. E’ il portafoglio che importa a noi baresi”. “Tarantini è arrivato ad essere così vicino al premier, attraverso i suoi affari nella sanità pugliese”.

Ora che alle luci delle insegne si sommano i flash dei fotografi, in via Sparano a Bari (ecco l’audio di alcune voci ) le vecchie storie di protesi sanitarie – i primi affari di Giampaolo Tarantini- si mescolano con i racconti sui lustrini – ormai appannati- delle feste che furono. Proprio come i debiti lasciati qua e là da Gianpi, sono l’altra faccia dei diamanti luccicanti, un tempo indossati da Nicla. Gianpi e Nicla- ovvero Giampaolo Tarantini e la moglie, già arrestati per la presunta estorsione al premier. Tra i ristoranti a la page o i frequentatori di locali glamour, non si parla d’altro – soprattutto ora che anche la Procura di Bari ha chiuso dopo quasi 3 anni la sua inchiesta. Con 100mila intercettazioni e un’accusa sullo sfondo: “Tarantini reclutava, selezionava e pagava” le donne per Silvio Berlusconi, suo tramite verso “rapporti di tipo affaristico”, scrivono i pm. Dai guadagni con le protesi, questo rampante barese puntava a commesse con molti zeri con Finmeccanica e Protezione Civile. Donne- dunque- in cambio di favori. E’ forse la forma nuova di corruzione?
Partiamo da qui, dalle luci ormai spente dei lampadari di casa Tarantini per un’immersione nella corruzione.

“Un tempo c’erano le mazzette, ora forme sempre più sofisticate. Nomine, consulenze e lavori nelle società pubbliche o semi-pubbliche sono la forma nuova di corruzione”. Da procuratore generale della Corte dei Conti, Furio Pasqualucci definì la corruzione “la tassa occulta degli italiani” e la stimò in 60 miliardi di lire. Ora che è in pensione, legge del caso dell’onorevole Milanese, come dell’inchiesta su Penati e anche di quella di Tarantini e avverte: “queste nuove forme di corruzione, attraverso nomine nelle società- sono pericolose”.

“Dalla corruzione individuale si è passati a quella di tipo sistemico, con prebende, favori, nomine e consulenze varie nelle società” (..). Nomine in cambio di favori è l’accusa contestata all’onorevole Marco Milanese, già braccio destro del ministro Tremonti, sul cui arresto ora dovrà pronunciarsi l’aula: “Il modello è quello. E il  pericolo per la pubblica amministrazione- riflette Pasqualucci –  è ovviamente proporzionale all’importanza delle nomine e delle società. Questo fenomeno – aggiunge  – si esprime attraverso una forma strisciante di spoils system anche nell’amministrazione statale”. Finmeccanica, ma anche la Protezione Civile. Nell’inchiesta sull’onorevole Marco Milanese – come nella grande rete di contatti del Gianpi barese sono questi i nomi principali ricorrenti di grossi apparati. Evoluzione, secondo molti magistrati, di una nuova corruzione, che è però da anni in aumento, in tutto il Paese – come denuncia la Corte dei Conti.

Scheda: Una patologia tutta italiana. Che si estende come un tumore. Senza trovare – fino ad ora – adeguati antidoti legislativi.  La Corruzione, denuncia la Corte dei Conti, nell’ultimo anno è esplosa del 30%. E- in assenza di veri argini- la malapiant< potrebbe dilagare ancora. Sono i numeri dei giudici contabili a lanciare l’ennesimo sos: 237 i casi contati dalle forze dell’ordine (708 le persone denunciate), con in testa Campania, Puglia, ed ex aequo Lazio e Lombardia.
E concussione e appropriazione indebita rappresentano rispettivamente anche il 17 e il 21 % delle nuove citazioni emesse dai giudici contabili, per danni stimati in 225milioni, nel primo caso, quasi 5 nel secondo.
Le nomine partitiche, la gestione delle partecipate, come l’enorme landa della spesa sanitaria, terra sempre più di malaffare – alcuni dei settori su cui i giudici sollecitano più attenzione.
E d’altra parte, “non appaiono indirizzati ad una vera e propria lotta alla corruzione” – denunciano i magistrati contabili- il disegno di legge sulle intercettazioni, né la norma che ne ha dimezzato i tempi di prescrizione, la cosiddetta Cirielli. Così come giace- fermo- al Senato il disegno di legge anti corruzione, su cui pur la Corte dei Conti non nasconde perplessità. Ma sono ancor di più i dubbi che solleva sul federalismo fiscale: “il decentramento della spesa pubblica- leggiamo nell’ultima relazione – può contribuire a ridurre la corruzione, o piuttosto ad aumentarla, quando la “vicinanza a interessi e lobbies locali – si chiede la Corte – favorisce uno scambio di favori illeciti?”.

La sanità è proprio il trampolino di lancio di Tarantini, con gli affari sulle protesi e i contatti con politici locali di entrambi gli schieramenti. Ma dalle Alpi alla Sicilia il campionario delle inchieste sulla corruzione nostrana è ampio e variegato. E non trascura nemmeno le toghe. Così l’ex Procuratore capo di Pinerolo-in Piemonte- ha patteggiato la pena per corruzione in atti giudiziari, dopo che si era scoperto che dava a parenti e amici incarichi come consulenti, liquidati dal Ministero con 15 milioni di euro dal ’97 al 2005. Incarichi inutili sono contestati in Molise come nel bergamasco, mentre in Puglia tra il ’87 e il 2001 all’Agenzia della Dogana di taranto i rottami – che pagano un dazio del 6% – venivano trasformati in meteriali senza tassa, elencano i Giudici contabili. senza dimenticare utilità e favori, che questo cambiamento portava ai direttori e ai congiunti. E se in Campania- mentre le domus pompeiane soffrono per incuria e scarsi interventi, la Regione viene condannata a risarcire 1 milione e 800mila euro per inutili spese per la costituzione dell’Agenzia di marketing per lo sviluppo regionale. Irragionevole e ingiustificato fu poi giudicato in Sicilia il potenziamento del 118, con danno di 37 milioni. E si arriva fino al caso della Calabria, dove funzionari dell’Amministrazione finanziaria sono stati condannati per aver affittato- a prezzi maggiorati- i locali per la Direzione Investigativa Antimafia di Reggio Calabria.
“E io pago, e io pago!”, commentava Totò. Perché poi la corruzione – che la Corte dei conti calcolò in 60 miliardi di lire- si traduce in una tassa tanto concreta, quanto occulta per i cittadini, come spiega ancora il procuratore Pasqualucci: “Concreta perché si traduce in minori servizi o peggiori servizi per i cittadini, se i soldi della pubblica amministrazione devono coprire anche i costi della corruzione”. E la corruzione va a braccetto con l’evasione.

A Bari, ora c’è sconcerto perché da città tradizionalmente vivace e operosa ora è diventata il luogo degli scandali”. Una novella Sodoma?

Dalle finestre aperte di casa Laterza, entra il suono e il fermento di una città in pieno divenire. E si scontra con le pareti foderate di libri di uno dei rappresentanti. della storica famiglia dell’editoria barese. Tutt’altro emisfero- dunque- rispetto alla Villa Scarface- com’era stata ribattezzata- dei congiugi Tarantini, dove i libri- racconta chi c’è stato – mancavano del tutto. Ma la parabola del produttore di protesi arrivato vicino al presidente del Consiglio, attraverso feste e donne – “ora è un problema serio di tutta la città“- commenta Alessandro Laterza. “Perché si stendono macchie indiscriminate su tutti. E la reputazione è fondamentale per l’imprenditoria. Ora bisogna accertare le cose e far capire che noi non con Tarantini e la sua corte celeste non c’entriamo nulla. L’affarismo ha prevalso sulla reputazione”.

L’origine di tutti i problemi infatti sta lì: quando cade il limite del rispetto della legge, che sia corruzione o evasione è quasi uguale. E non è forse un caso che oggi, a 19 anni dalle monetine di Tangentopoli – anche se sotto un’altra vesta, l’una aumenti insieme all’altra. Perché “nella lotta alla corruzione- registra la Corte dei Conti- è stato fatto poco e nulla”. Il disegno di legge giace al Senato, mentre nessuna applicazione c’è mai stata per la legge che autorizza la confisca dei beni ai condannati per corruzione. E poca fiducia ripone l’ex procuratore Furio Pasqualucci, anche sulla stretta per l’evasione dell’attuale manovra. “Sull’evasione si stanno reintroducendo norme già esistenti ai tempi di Visco, poi abrogate. Sarebbe auspicabile un’autentica stretta sull’evasione, ma sono poco fiducioso anche sulle percentuali dei soldi che saranno recuperati. Quanto alla corruzione, le nome introdotte o ipotizzate- da quelle per la magistratura penale, dalla prescrizione breve ai vari processi breve e lungo- sono sembrate piuttosto degli ostacoli per un’effettiva lotta a questi reati. E anche la nostra possibilità azione, come magistratura contabile, è stata fortemente ridimensionata (…)”

Sulla corruzione, l’Italia deve ancora ratificare anche una convenzione europea. E presto- inoltre- anche al nostro paese Bruxelles invierà una comunicazione formale, per sottoporre un’altra questione: la prescrizione troppo breve per il reato di corruzione (sette anni e mezzo). Un tema che all’Europa sta molto a cuore, visto anche l’alto numero di frodi ai finanziamenti comunitari che tutt’ora si registrano da noi. E la frode spesso è associata alla corruzione, come ben sa Giovanni Kessler, magistrato italiano all’Olaf, Organismo antifrode. “Non è un bel segnale che l’Italia sia tra quei Paesi membri che ha firmato, ma non messo in atto due convenzioni comunitarie contro la corruzione: una riguarda anche quella tra privati. Soprattutto in un momento di crisi, è necessario avere un mercato sano. E poi, non si possono più combattere questi reati con leggi vetuste” (…)
Ha sembianze, forme ed origini diverse- dunque- la corruzione. E più di ogni reato, forse- come un camaleonte….segue il cambiamento della società, anche nei suoi look. Proprio com’è successo a Giampaolo Tarantini – emblema, secondo  Nicola Lagioia, (cliccare qui per l’audio) scrittore barese, di una “borghesia settimina”. Lui l’aveva raccontata in “Riportando tutto a casa” (Einaudi)

*Sintesi della puntata di questa settimana di “A Ciascuno il suo”, in onda ogni sabato alle 8.30 e la domenica alle 20.30. Poi scaricabile in podcast e su I-Tunes. Fatemi arrivare anche le vostre segnalazioni, qui sul blog, sulla pagina facebook di Storiacce o alla mia mail rcalandra@radio24.it