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Mills, sentenza prima di Natale

Milano- Il colpo di scena arriva sul finale di un’ udienza iniziata col ritorno in aula di Silvio Berlusconi. Nel processo Mills, i giudici tagliano una decina di testimoni – rinunciano alla rogatoria-  e nella corsa contro la prescrizione, avvicinano di molto la sentenza. Tra le ire della difesa.
Dopo aver ascoltato in videoconferenza dalla Svizzera, Maria Pia De Fusco, già amministratrice del fondo Struie, la decima corte penale di Milano ha dato un’accelerazione al processo per corruzione in atti giudiziari contro Silvio Berlusconi. La Corte non vuole risentire testimoni, già ascoltati nel processo contro l’ex coimputato Mills: “bastano le deposizioni agli atti”, spiega con un’ordinanza e nel calendario lascia solo le date del 24 ottobre, per ascoltare in rogatoria proprio l’avvocato inglese e del 28 – quando a parlare potrebbe essere proprio l’imputato Berlusconi. Poi ancora il 19 e il 26 novembre, per arrivare al verdetto di primo grado prima di Natale. E soprattutto prima della prescrizione, che scatterà il 12 gennaio 2012, calcolano gli avvocati.
Berlusconi deporra? Renderà dichiarazioni? “Lo deciderà lui stesso”, commenta l’avvocato Niccolò Ghedini, che poi attacca i giudici di questo “processo ingiusto”. “Ci hanno tagliato tutti i teste, ormai la presenza della difesa è inutile”, sbotta fuori dall’aula.
A inizio giornata, per il premier nessun commento sugli ultimi cicloni giudiziari: né sulle escort di Bari, né sui ricatti di Napoli, sé sulle tensioni nella maggioranza. Arrivato nell’aula- preparata per l’occasione con i soliti teloni sulle gabbie e lo stato maggiore del Pdl lombardo già seduto- Berlusconi ha riservato poche battute a distanza con i giornalisti. 2Io sto bene, voi invece ha avete brutte facce”, ha detto scherzando. “Ci dice qualcosa?”, chiede una collega. “Qualcosa”. “Presidente, una risposta nello stile di D’Alema!” “No, non volevo copiare!”, replica, prima di andare a sedersi accanto ai difensori in prima fila. Poi per tutta la mattinata ascolta la deposizione- in una faticosa (causa problemi tecnici) videoconferenza dalla Svizzera- dell’ex amministratrice del fondo Struie, quello attraverso il quale- secondo l’accusa- sarebbero passati i 600mila dollari, prezzo della corruzione dell’avvocato inglese. Poi il premier va via in auto. Con la scorta anche a piedi, ai lati della macchina. Come succede per il Papa. E non c’è in aula il premier, mentre il presidente legge l’ordinanza con cui taglia i testimoni e avvicina di molto il verdetto. Prima di Natale.

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