Radio24 | Il Sole 24 ORE

L’Aquila, il “processo alla scienza” e Al Jazeera

Un processo alla scienza. E agli scenziati. Un processo a chi non avvertì la gente dei rischi del terremoto.

Distratta dalla crisi economica o dal clamore degli ultimi bunga bunga presidenziali, l’Italia sembra non essere interessata all’apertura del processo alla Commissione Grande Rischi, per il sisma dell’Aquila. E alla domanda che questo processo- secondo molti- sembra porre. “Si può portare la scienza alla sbarra?”.  Testate da tutte le parti del mondo, dal Giappone come dagli Emirati Arabi hanno raccontato la prima udienza, con questo interrogativo. Il mondo della scienza infatti è insorto e ha raccolto firme a difesa di Enzo Boschi, presidente dell’Istituto di geofisica, e degli altri sismologi o tecnici, come Barberi e Selvaggi, imputati per una valutazione “approssimativa e generica del rischio sismico”- secondo la Procura, rispetto ai loro doveri di “prevenzione e previsione”. Sott’accusa, soprattutto le rassicurazioni che la Commissione diede il giorno prima di quel famoso 6 Aprile, alla popolazione dell’Aquila-  dove da mesi si registravano piccole scosse. “State tranquilli, è normale”, fu il senso della loro comunicazione alla gente spaventata che- invece- ascoltava anche le preoccupazioni di Giampaolo Giuliani, ricercatore indipendente, sul “big one”- la grande scossa che sarebbe arrivata. “Non è un processo alla scienza e non chiediamo agli scienziati di essere in grado di prevedere un terremoto, ma è stato fatto tutto quanto dovuto per la prevenzione?”. Per la Procura, il dibattimento ruota intorno a questo interrogativo. Per il mondo, in quell’udienza si celebra un processo alla scienza. E da qui, l’interesse di moltissime testate straniere per l’apertura del dibattimento.

All’apertura del processo ieri, Al Jazeera ha dedicato il suo approfondimento nella rubrica “Inside Story“. E ha chiesto anche a me di essere in collegamento. Può cambiare qualcosa con questo processo? Mi ha chiesto la conduttrice- tra l’altro. Io in quel momento, ho formulato solo un auspicio. Spetta ai magistrati stabilire cosa o chi debba andare a processo, ma di sicuro spero che questo “dibattimento possa essere un’opportunità per l’Italia, dove c’è un alto rischio sismico, tante città antiche e dove- troppe volte nel passato e nel presente – i terremoti sono state delle stragi”. Ma questo ha a che fare con le regole, le leggi, i controlli. E’ – forse- tutta un’altra storia. Ma quante volte da noi le cose sono cambiate solo dopo dei casi eclatanti o dei processi?

Condividi questo post