Radio24 | Il Sole 24 ORE

Scerbanenco e la “Passione per il delitto”

Era “forestiero”, come si direbbe dalle mie parti. E forse per questo, ha carpito e raccontato l’anima più autentica di Milano. Città di forestieri, che diventano la maggioranza. Cento anni fa, nasceva Giorgio Scerbanenco, il grande scrittore di padre russo e madre italiana, punto di riferimento di molti giallisti d’oggi. Con una felice coincidenza di anniversari, capita così che in nome del cantore della “Milano calibro 9” festeggi il suo anniversario anche uno  dei principali festival del giallo di area lombardara, la Passione del Delitto– a Monticello di Brianza (Lecco), arrivato alla decima edizione.

Prima il racconto della vedova, insieme alle testimonianze di uomini del cinema e della letteratura,  raccolte nel cortometraggio “Io, Giorgio Scerbanenco”  di Marco Alessi e Stefano Campanoni. Poi, il ricordo del padre dei giallisti italiani è stato affidato alle parole della figlia, Cecilia, in un dialogo con Paola Pioppi, cronista di nera del Giorno, e indistruttibile organizzatrice del festival (che andrà avanti a Monticello fino al 9 ottobre), collegato anche al premio “Azzeccacarbugli”.

L’omaggio a Scerbanenco solleva una domanda: perché cento anni dopo la sua nascita, questo scrittore- un “semplice” giallista forestierio a Milano – è ancora così tanto letto, cercato, imitato e apprezzato? In un momento in cui i gialli pubblicati sono sempre di più e ancor più numerosi gli scrittori? Anche se dal giallo sono passati alla più fascinosa etichetta del noir?

Perché sullo sfondo dei delitti raccontati da Scerbanenco c’era una fotografia fedele di Milano, con le sue inquietudini, le sue ombre, le sue desolate solitudini e le grandi energie, non sempre facilmente gestite. Perché dietro la polvere della “sua” calibro 9, c’era il fumo che allora ancora usciva dalle fabbriche e l’umido della nebbia, che ancora entrava nelle ossa. E in mezzo a tutto questo Scerbanenco c’era davvero. E stava alla larga da scrivere cartoline di una mala pret-a porter troppo spesso scattate a ogni latitudine. Non basta farsi un giro tra i palazzoni di Quarto Oggiaro e annusare i giri di droga per saperla raccontare, come non si può pensare di capire la vita di “certi bambini” di Napoli, solo dopo qualche passeggiata nei vicoli. Scerbanenco ha raccontato che “i milanesi ammazzano al sabato”, perché come tutti gli altri forestieri-abitanti de Milan, la gran Milan, anche lui è vissuto nell’imperativo del lavoro, come ricorda Piero Colaprico, altro forestiero divenuto milanese d’animo. Avevo pensato a questo, al parallelo tra i grandi scrittori di gialli di un tempo e l’esplosione degli ultimi anni, già quando avevo fatto parte l’anno scorso, della giuria proprio del premio Azzeccacarbugli: 57 libri (!) da leggere in pochi mesi. Ecco, quanti mi hanno lasciato l’odore delle strade che raccontano? Per me, l’olfatto è un senso molto potente. E nei libri di Scerbanenco si sente l’odore di Milano, anche oggi. Anche oggi che è un’altra città. Centanni dopo la nascita del giallista, che era forestiero.