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La Giustizia bendata

La domanda era inevitabile: “Questo processo danneggerà l’immagine del premier?”. La risposta è – ovviamente – un’opinione: “I think so”.
Riprende il processo Ruby e si riaccendono i riflettori di mezzo mondo sul Palazzo di Giustizia di Milano e sulle feste di Arcore. “Cene eleganti” per il presidente del Consiglio, crocevia di sesso a pagamento per i magistrati.
Prima che la sentenza d’appello sul delitto Meredith dirottasse su Perugia e sui visi di Amanda e Raffaele l’attenzione dei media internazionali, il “bunga-bunga” è andato di nuovo in scena sugli schermi in giro per il mondo. “Sappiamo che Berlusconi è un play-boy”, ha detto la conduttrice del tg di Al Jazeera, prima di chiedermi ieri pomeriggio aggiornamenti sui processi milanesi. Il no alla sospensione delle udienze per Silvio Berlusconi, il rinvio a giudizio – sempre nello stesso giorno – per Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti. Un playboy? Non è un processo ai latinlovers, ho pensato subito dopo aver sentito quell’introduzione. Sono reati- ipotesi di reato- quelli contestati, non conquiste di giovani donne. Ma quella domanda forse è un sintomo – ancora una volta- di vicende al limite del comprensibile al di fuori dei nostri confini. Come certi aspetti della nostra macchina giudiziaria. La Consulta, il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, la trascrizione delle intercettazioni: ho fatto una gran fatica – lo ammetto – a cercare di spiegare a chi non ha presente la nostra giustizia il senso di passaggi, che rischiano di apparire solo burocrazia. Poi, a sera c’è stata tutta l’esplosione dei commenti e delle opposte tifoserie intorno alla sentenza d’appello di Perugia. Ultimo atto di settimane in cui americani e inglesi sembravano voler dare lezione all’Italia sul diritto.
Ebbene quando a fine giornata sono tornata a casa, tardi, volutamente a piedi attraverso una Milano insolitamente deserta, le due storie diversissime mi sembravano andare in una stessa direzione, quella di un sistema giudiziario che dà tutele, garantisce diritti e rimette in discussione anche se stesso. Più volte. Per il capo del Governo, ci sarà la Corte Costituzionale a pronunciarsi su chi deve giudicarlo. Ma nel frattempo, il suo processo andrà avanti, come per ogni altro cittadino imputato. “Perché la legge è uguale per tutti”, com’è scritto in tutte le aule giudiziarie. E poi due ragazzi, fino a 4 anni fa sconosciuti, sono usciti dal carcere, perché la giustizia ha riletto se stessa, ha dato alle parti la possibilità di portare nuove prove, rimettere tutto in discussione, fino al ribaltamento. Colpevoli per la prima Corte, innocenti per la seconda. Non so chi abbia ucciso Meredith: davvero solo Rudy? Anche lui ora potrà pensare ad una revisione del processo.
So che bisogna trovare tutti i responsabili di un delitto così, ma so anche che bisogna avere prove. Solide. Univoche. Certezze. E che nel dubbio, sempre assolutamente pro reo. E mi fa piacere sapere di avere un sistema giudiziario che sarà lentissimo, avrà mille difficoltà, ma è pregno della cultura del diritto. Se fosse successo negli States, invece? Una ragazza italiana, arrestata e condannata, avrebbe potuto successivamente arrivare ad una sentenza di assoluzione? La Giustizia americana avrebbe rimesso in discussione se stessa? Il solo fatto che ci siano condannati a morte che fino alla fine professano la loro innocenza e che non poche siano state le sentenze rimaste piene di ombre, beh dovrebbe far chiudere la bocca a chi dall’altra parte dell’oceano ha prima attaccato la giustizia italiana. La stessa che ora celebra.

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