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Carcerati per sbaglio: inchiesta di “A Ciascuno il Suo”

Qualcuno era stato arrestato anche per mafia. E qualcun altro per furto. C’è chi in carcere era finito per sospette mazzette, per presunte molestie o ipotesi di omicidio. I “carcerati per sbaglio” dietro le sbarre talvolta ci sono rimasti pochi giorni, altre a lungo. Anche anni.

Tutti però sono stati poi assolti in modo definitivo e con formula piena. E per questo risarciti. E’ un piccolo esercito quello di chi chiede allo Stato le riparazioni per ingiusta detenzione, come ricostruisce un’inchiesta di “A Ciascuno il Suo” di Radio24 (sabato 8.30- domenica 20.30). A fine 2010, ultimo dato del Ministero della Giustizia, erano 2.639 le richieste di risarcimento, ancora da esaminare. Come gli abitanti di un piccolo paese. Una vera Storiaccia, che abbiamo raccontato anche attraverso gli ultimi grandi casi di cronaca, tra errori, dubbi, incertezze investigative e ribaltamenti giudiziari. Ma anche un solo giorno passato in carcere a torto è una grave colpa per lo Stato. E il funzionamento del suo apparato giudiziario. Ebbene, guardando questi dati, scopriamo che è Napoli, con 666 casi, in testa alla classifica dei distretti col maggior numero di richieste di risarcimento; ultima Campobasso, che segna zero. In mezzo, c’è tutta l’Italia, con le 590 domande a Bari, 192 a Catanzaro o 135 a Roma. Ma se queste sono solo richieste, aumentate però dagli inizi del decennio, gli esiti dicono che circa la metà vengono accolte. Un dato esatto però non esiste, come l’effettiva informatizzazione dei Tribunali. Per cui, solo coi calcoli manuali abbiamo saputo che a Reggio Calabria, sono state 114 le persone risarcite, 58 a Catania, 54 a Palermo. A Milano, nel 2010 su 115 richiedenti il risarcimento è stato accordato a 46. 60 su 87 le domande accolte a Torino, 50 a Messina, 20 su 25 a Trieste. A Bologna, dal 2004 al 2008 sono stati riconosiuti i risarcimenti per ingiusta detenzione a 126 persone, il 43% di quanti ne avevano fatto domanda.

Accordate fino a un massimo di 500mila euro (ma è molto raro), sempre e solo in caso di assoluzione per non aver commesso il fatto o perché il fatto non sussiste, le riparazioni dipendono dall’età, dal tempo in carcere e dal comportamento. Se cioé l’imputato ha qualche corresponsabilità nell’aver fatto cadere in errore l’autorià giudiziaria.

E’ un dibattito, questo sull’ingiusta detenzione, che si è aperto questa settimana dopo la sentenza di Perugia sul delitto di Meredith. Amanda e Raffaele però – rimasti quattro anni in carcere – per capire se potranno o meno far parte di questo triste esercito, devono ancora aspettare la Cassazione.

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