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Mafie, Benvenuti al Nord

L’assedio della ‘ndrangheta a Milano. Le cosche di Torino.  I comuni sciolti della Liguria. Gli affari sporchi nell’Emilia. Benvenuti al Nord.

Come la diagnosi di un tumore, i dati delle infiltrazioni mafiose nella testa dello Stivale raccontano di un contagio. Sempre più profondo. E diffuso in modo sempre più veloce: ogni 70 minuti, nelle otto Regioni settentrionali si commette un reato contro l’ambiente, 18 al giorno. 6.584 gli illeciti di questo tipo, il 21% del totale nazionale, per 5.799 persone denunciate. Libera riunisce sotto la Mole Antonelliana (7-8 ottobre) lo stato maggiore dell’Antimafia e come un’ecografia fotografa i segni della contaminazione mafiosa. 1.392 beni confiscati qui, al primo settembre, l’11% del totale. 17.562 operazioni finanziarie sospette, su 36.824, recitano i calcoli della Banca d’Italia. L’Inferno. E la bellezza: centinaia di ragazzi, iscritti ai seminari di questa prima sessione di studio sulle “Mafie al Nord”. La passione contagiosa di Libera, che ha portato nella sua sede a Torino magistrati, studiosi, politici, giornalisti e testimoni vari. Si respira la bellezza della legalità, nei saloni colorati di questa vecchia fabbrica, divenuta fucina di idee e battaglie civili.

Si respirano i profumi delle terre, tolte ai mafiosi e tornate a dare i loro frutti; un profumo opposto al lezzo dei rifiuti tossici, che un ultimo pentito di camorra Di Caterino, ha fatto ritrovare a Castelvolturno, nel casertano, sotto il resort Hyppo Kampos. Si respira la storia di un lungo cammino percorso, aperto anche col sangue delle vittime, come Pio La Torre, politico ucciso dalla mafia nel 1982 e primo firmatario di quella legge, che permette di requisire “la roba” ai mafiosi e restituirla allo Stato. Porta il nome suo e di Virginio Rognoni, già ministro dell’Interno democristiano. Rognoni, già vicepresidente del Csm, legge il testo di quella norma rivoluzionaria dal palco e le sue parole calano in questo Beaubourg della legalità, con quel silenzio che accompagna sempre la contemplazione della bello. E’ bella la legge, quando non è solo tecnicismo, ma passione. Trent’anni dopo, molte ex ville simbolo di sopraffazione sono diventate caserme, scuole, cooperative. Aiuto per la popolazione, ma troppo spesso- come spessissimo viene ricordato e anche noi più volte abbiamo denunciato- lo Stato scorda i beni dei mafiosi. Per anni. Che si deteriorano, sotto il peso ad esempio di ipoteche, che gravano sulla metà degli immobili confiscati, ma inutilizzati. Ed è uno dei tanti nodi da sciogliere ancora, come ha ammonito don Luigi Ciotti, fondatore di Libera. Presto consegnerà al capo dello Stato anche un milione di cartoline, per chiedere la ratifica da parte dell’Italia delle convenzioni europee sulla corruzione. Ancora due quelle che mancano all’appello da quasi vent’anni, come Giovanni Kessler, magistrato dell’Olaf, l’Organismo europeo antifrode, ha ricordato in “A Ciascuno il Suo” nell’inchiesta sulla corruzione, appunto. Ma da Torino, un nuovo cammino è partito ancora, con la firma di un protocollo tra Libera e UnionCamere, per un impegno contro usura e riciclaggio, viatico per l’inquinamento dell’economia e porta verso le infiltrazioni mafiose. Bisogna reagire e diventare “partigiani di un riscatto”, ammonisce Rognoni. Perché se “la politica non si occupa della mafia, la mafia occupa la politica”, avverte Francesco La Torre.

ps. Ho cercato di postare ieri il racconto da Torino, ma il mio pc si è rifiutato: forse era a lutto, per la morte di Steve Jobs