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In Calabria, “Inferno, Purgatorio e Paradiso”

La visita era annunciata già allora. Già a fine giugno, quando sono stata a Lamezia al festival antimafia Trame, in città sotto le luminarie per la festa del patrono i manifesti annunciavano la visita del Papa. Che oggi c’è stata. Benedetto XVI ha elencato i mali di questa terra, dalla disoccupazione, all’emigrazione, alla “criminalità efferata – ha detto – che ferisce il tessuto sociale”.  La Calabria di oggi è come la Sicilia di vent’anni fa. Anche se la ndrangheta non fa stragi e uccide più silenziosamente della Cosa Nostra di allora. Ritorna in mente la scomunica di Giovanni Paolo II ai mafiosi dalla valle dei Templi di Agrigento.  “Convertitevi, una volta verrà il giudizio di Dio!”, tuonò il Papa polacco. E la storia giudiziaria racconta che non sono pochi i sicari e i boss che vuoi davvero, vuoi per finta, ma ad un certo punto dicono di aver cambiato vita anche per quell’anatema proferito dal Pontefice. Lo ha ammesso ad esempio Salvatore Grigoli, una cinquantina di omicidi alle spalle e una vita al servizio di Cosa Nostra. Fino al delitto anche di don Puglisi, il parroco di Brancaccio. Gaspare Spatuzza, anche lui a lungo al servizio degli stessi capimafia di Brancaccio, ora che ha saltato il fosso e collabora dice di essersi anche convertito. E in carcere studia teologia.

Era possibile oggi una nuova scomunica della Chiesa in terra di ‘ndrangheta? “Forse qualcuno si aspettava qualcosa di più, ma forse per lui che è tedesco dire criminalità efferata equivale a dire mafiosi”, riflette don Giacomo PANIZZA(qui l’audio), il prete anti cosche di Lamezia, che vive muro a muro con i boss di cui gestisce uno dei palazzi confiscati. Nessuno la voleva quella casa. Lui, l’ha voluta per la sua associazione che segue i disabili, i più deboli tra i deboli, in una Regione dove tutto è più faticoso che altrove. E per quel gesto eroico, don Giacomo (qui la sua storia a Storiacce, vi consiglio il bel litro scritto con Goffredo Fofi “Qui ho conosciuto Inferno, Purgatorio e Paradiso”) è minacciato e vive sotto scorta. Lui sa cosa voglia dire il peso quotidiano della malavita organizzata e per questo ammette che “sì, qualcuno pensava che il discorso del Papa- ci racconta- fosse concentrato tutto sulla lotta alla ndrangheta. Ma lui ha voluto anche dare un messaggio di speranza. E poi per i cattolici, i mafiosi- spiega don Giacomo – sono scomunicati a monte”.

Certo, rivolgersi direttamente a chi uccide, a chi impone la paura e spegne il sole di questa terra sarebbe stata un’altra cosa. “Più calda, già”, sorride don Giacomo.

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