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Giustizia bendata

Con la benda sugli occhi, o con spada e bilancia in mano? La Giustizia, a tutte le latitudini, è donna. Ma se talvolta ha lo sguardo coperto, altre invece regge nelle mani i simboli dell’equità e della pena.  L’ immagine, si sa, per definizione “riassume e fissa un profilo ideale di ciò che ci si attende, desidera o che si teme”. E allora perché in Italia la Giustizia è sempre vigile, con spada e bilancia in mano, mentre in molti Paesi europei ha una benda sugli occhi? Cosa si proietta in quest’ icona ? O meglio cosa vede l’Italia nell’ immagine di uno dei poteri dello Stato, al centro da anni delle più aspre polemiche? Cosa rappresenta quella benda? E la sua assenza, nell’iconografia nostrana, è l’archetipo della prevalenza della vista sull’ascolto? Risiede forse in questo anche una delle prime ragioni di una spettacolarizzazione di ciò che attraversa le aule dei Tribunali?
Ne avevo parlato- al festival di Sarzana- col professor Adriano Prosperi (qui l’audio dell’intervista), docente di Storia Moderna della Scuola Normale Superiore di Pisa, autore di un saggio proprio sulla “Giustizia bendata”, edito da Einaudi. Sono dei percorsi storici di un’immagine, che se nella prima riproduzione mostra sia la benda sugli occhi, che spada e bilancia in mano (nel frontespizio della Costituzione penale di Worns, stampata a Francoforte a partire dal 1531) – successivamente distingue gli attributi: da una parte la benda, dall’altra gli strumenti.
In un’incisione del 1538, la Giustizia è insieme alla Produenza, la prima bendata, la seconda di spalle si guarda allo specchio. Nei Paesi protestanti, la Giustizia è sempre riprodotta con lo sguardo coperto. E quella benda, per Prosperi, si associa anche al nastro sugli occhi di Cristo e la dimensione della Giustizia interseca il dibattito sul perdono.
ps. Con questo libro, si chiudeva la puntata della settimana scorsa di “A Ciascuno il Suo” – su “Delitti e Polemiche”.

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