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La Guerriglia di Roma, nel giorno degli indignati

Quello che un anonimo comunicato teorizzava nei giorni scorsi sui siti antagonisti, è diventato realtà sotto il sole di Piazza San Giovanni: l’ assalto al simbolo dello Stato in piazza – il blindato delle forze dell’ordine.
E’ sulla carrozzeria della camionetta dei carabinieri – sventrata e incendiata – la firma degli incappucciati di Roma. La A – simbolo dell’ Anarchia; Acab- la sigla contro la polizia. E poi, il nome di Carlo Giuliani, uccisoa a Genova. Avevano accenti delle più diverse regioni i giovani, che col passamontagna in testa o una bandana sul viso – staccati dal corteo- hanno lanciato molotov, distrutto bancomat. E incendiato – insieme alle auto – un’intera manifestazione, che ha cercato di allontanarli. “Via, via”, hanno gridato ragazze in canottiera e viso scoperto a quei gruppetti di fantasmi scuri, che passavano ai lati del corteo. Lasciando una scia di fuoco, distruzione e violenza. “Mostrate la faccia e andate via”, gli urlato tutti gli altri, insieme a ogni genere di improperi. C’è stato anche chi ha consegnato alla polizia alcuni incapucciati. “Non so chi fossero, so solo che hanno usato tutto il corteo come scudo”, ci racconta Luca Casarini, già uno dei leader del movimento di Genova. “E’ un problema, com’è possibile che ogni volta entrano in gioco dei fattori esterni, che se ne fregano delle decisioni collettive”, commenta, senza nascondere “l’amaro in bocca” di chi sa che ora per il mondo la piazza indignata di Roma sarà quasi esclusivamente San Giovanni, avvolta dai fumi delle molotov e dei lacrimogeni.
Poi dalla piazza, la critica agli incapucciati è proseguita su quello stesso sito di Indymedia – da sempre vicino all’antagonismo- dov’era apparso il comunicato, che incitava all’ “insurrezione”. Dagli ultrà del tifo, all’estremismo politico- sia rosso che nero, fino a gruppi No Tav: un’ampia galassia si nasconde dietro quelle felpe- nere, e sotto quei caschi – che hanno messo a ferro e fuoco la capitale. “E’ il modello Genova”, commenta il padre di Carlo Giuliani. “C’è stata inaccettabile violenza da parte di infiltrati tra i manifestanti”, analizza il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, mentre il capo della Polizia, Antonio Manganelli, parla di “teppisti criminali”.
Ci sono state due piazze, due manifestazioni, due cortei. E due tipi diversi di gente a Roma. E se un aspetto positivo si vuole trovare in questo pomeriggio di inferno romano sta in quelle grida rivolte contro gli incappucciati: i fischi, le urla, la gente che diceva loro di andare. Mai fino ad ora, c’era stata una presa di distanza così netta e corale. Già dalla piazza. Mi piace però chiudere questa riflessione con le due parole di Mario Draghi: “un peccato”. Ecco cosa è stata soprattutto questa giornata di violenza: “un peccato” per quei giovani che “hanno ragione” a protestare, come aveva ricordato lo stesso governatore di Bankitalia.